A quasi due anni di distanza dallo scandalo della clinica privata milanese "Santa Rita" i media, da bravi smemorati, dimenticano di raccontarci con il dovuto risalto il prosieguo giudiziario della vicenda.
All'inizio del 2008, quando la vicenda degli interventi inutili e delle morti sospette viene allo scoperto, la clinica lombarda rimane puntualmente in prima pagina per numerose settimane sui giornali italiani.
In quel periodo l'argomento più coperto dai telegiornali è proprio la "clinica dei misfatti"; come al solito però l'analisi degli eventi non tocca in profondità il problema: i frequenti abusi della sanità privata, spesso alimentata con i soldi di tutti grazie al più che generoso sistema delle convenzioni.
Di sicuro i nostri media, notoriamente liberi da ingerenze politiche ed economiche, non hanno voluto ferire la sensibilità delle persone "oneste e rispettabili" che hanno trasformato le cliniche private in "galline dalle uova d'oro".
Torniamo ai fatti.
Nella primavera del 2008 il Tribunale di Milano emette un'ordinanza di custodia cautelare nei confronti del primario della clinica, Paolo Brega Massone, con le accuse di truffa ai danni del Sistema Sanitario Nazionale e lesioni; a fargli compagnia in cella i due suoi aiutanti, Fabio Presicci e Marco Pansera.
Nella clinica venivano diagnosticate patologie inesistenti allo scopo di compiere operazioni superflue ma profumatamente rimborsate dallo Stato.
Nelle
intercettazioni si parla di protesi non più sterili reimpiantate sempre per massimizzare il profitto.Si sarebbero verificati anche dei decessi a causa del comportamento illecito del personale della clinica.
Rinviati a giudizio, i responsabili decidono di patteggiare, tranne Brega Massone che chiede di ricorrere al rito abbreviato nella speranza di essere assolto o quantomeno di ricevere uno sconto di pena.
Le vittime sperano di poter ricevere un cospicuo risarcimento per le loro sofferenze grazie al processo in sede civile, tuttavia si scopre che il famoso primario risulta incredibilmente nullatenente.
In seguito al patteggiamento il proprietario della clinica, Francesco Paolo Pipitone, se la cava con una condanna di 4 anni e 4 mesi per truffa aggravata.
Braga Massone vede invece respinta la sua richiesta di avvalersi del rito abbreviato e il processo penale è tuttora in corso; nel frattempo il primario viene scarcerato perché non sussistono più le condizioni che giustificavano la detenzione, in parole povere: non c'è più il rischio di fuga (si spera), non c'è più il rischio di inquinamento delle prove e non c'è più il rischio di reiterazione del reato (per fortuna, anche perché intanto il primario si è autosospeso dall'Ordine).
L'ultima notizia è che la Corte dei Conti ha condannato il primario e i suoi gregari a pagare un risarcimento astronomico: 8 milioni e 65mila Euro, non male per un nullatenente.
Ma a chi spettano questi soldi?
Alle vittime del "Santa Rita"?
No, alla Regione Lombardia e alla ASL di Milano per danni all'immagine del Servizio Sanitario Regionale.
Siamo in attesa dell'esito dei processi penali e civili sperando che chi è stato offeso da chi non ha tenuto fede al Giuramento d'Ippocrate riceva un degno risarcimento.
Santa Rita salvaci tu!
Federico Capezza
thecapexcorp@yahoo.it