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SOCIETA'
27 aprile 2010
E' li che bisogna essere. Per testimoniare
Maria Grazia Cutuli era una giornalista del Corriere della Sera, uccisa in Afghanistan il 19 novembre 2001. Quest'anno il Festival Internazionale del giornalismo ha dedicato il concorso "Una storia da raccontare" alla giornalista siciliana.

Questo è il video di Rosario Di Raimondo e Giulia Zaccariello, allievi della Scuola di giornalismo di Bologna, secondo classificato con menzione d'onore e pubblicato anche sul sito di Chiarelettere.

Un video che racconta in soli 6 minuti la storia di chi, come Maria Grazia, ha dedicato la sua vita al giornalismo.


questo è il link a youtube

E' li che bisogna essere. Per testimoniare
politica estera
27 novembre 2009
Le bombe al fosforo: i casi di Fallujah e Gaza City


Il mio caro amico Tristano ha pubblicato un report sull'uso delle munizioni al fosforo bianco sui civili da parte dell'esercito americano durante la sanguinosa battaglia di Fallujah, in Iraq.
Stessa cosa avrebbe fatto l'esercito israeliano nel 2006 in Libano e lo scorso anno durante l'operazione Piombo Fuso nella Striscia di Gaza.
Come nel caso dell'Agente Orange e del Napalm largamente usati in Vietnam, gli Stati Uniti dimostrano una condotta bellica indegna per chi si propone come tutore della stabilità globale.
Le notizie più recenti riguardano il prematuro Premio Nobel per la pace, Barack Obama.
Ormai è imminente l'annuncio ufficiale della dislocazione in Afghanistan di altri 30000 soldati.
Il teatro di guerra afghano è aperto dal 2001 e si sta configurando, non solo per la durata, come una reiterazione del drammatico intervento in Vietnam.
Ma la novità che pochi conoscono è il rifiuto della Casa Bianca di firmare il Trattato che mette al bando le mine antiuomo.
Ho come l'impressione che l'Accademia Reale Svedese abbia premiato il cavallo sbagliato.

                                                                                                       Federico Capezza
thecapexcorp@yahoo.it
 
politica estera
4 giugno 2009
Il buco nero del Pakistan

Tra i neologismi coniati recentemente nel vocabolario geopolitico il più importante sembra essere AfPak.
Con questo termine i consulenti del governo Obama hanno designato il conflitto cruciale che si sta svolgendo in Asia: la lotta al terrorismo islamico in Afghanistan e in Pakistan.
Parlare solo di terrorismo appare però riduttivo e funzionale più che altro a giustificare agli occhi dell'opinione pubblica la presenza di contingenti militari occidentali nell'area; lo scenario asiatico risulta infatti determinato soprattutto da fattori di carattere economico e strategico.

La regione afghano-pakistana si trova tra l'Iran, ricco di petrolio e gas, l'India, che con il suo miliardo e passa di abitanti rappresenta uno dei mercati mondiali più importanti, e la Cina, che intende sfruttare il corridoio pakistano per approvvigionarsi delle risorse iraniane.
Al centro della scacchiera si trova appunto il Pakistan, sesto paese al mondo per abitanti e felice possessore dell'ordigno atomico.

Ripercorrendo in breve la storia del paese, nato nel 1947 dallo smembramento della colonia britannica dell'India, si rileva un susseguirsi di giunte militari e governi pseudo-democratici che hanno portato alla popolazione solo sottosviluppo e repressione.
Il Pakistan è da sempre in conflitto con l'India per la regione contesa del Kashmir e ha avuto un ruolo decisivo assieme agli Stati Uniti nell'addestramento dei militanti anti-sovietici in Afghanistan.
L'India effettua nel 1998 alcuni test con ordigni nucleari, nello stesso anno il Pakistan risponde con test analoghi, cresce la paura della corsa agli armamenti e scattano le sanzioni internazionali.

Nel 1999 il generale Pervez Musharraf destituisce il presidente Sharif  e prende il potere, la comunità internazionale reagisce con debole indignazione al golpe ma, dopo gli eventi dell'11 settembre 2001 e la rapida invasione americana dell'Afghanistan, gli storici rapporti tra Washington e Islamabad si rinsaldano in nome della lotta ad Al Qaeda.
Gli osservatori più smaliziati fanno notare che dietro alla decisione dell'amministrazione Bush di occupare il paese dell'Asia centrale ci sarebbe anche il progetto del gasdotto TAPI che dal Turkmenistan dovrebbe trasportare il gas fino all'India attraverso Afghanistan e Pakistan, un gasdotto che deve bypassare quindi la Russia e l'Iran.
Occorre dunque stabilizzare e contollare l'Afghanistan.

L'alleanza tra Usa e Pakistan è però controversa: da un lato Musharraf si mostra all'occidente come paladino dell'anti-terrorismo, dall'altro non fa nulla di concreto per contrastare la talebanizzazione di alcune province di confine per non inimicarsi i clan di etnia Pashtun.
Dal 2001 i circa 2400 chilometri di confine tra Afghanistan e Pakistan diventano terra di nessuno, ottimo contesto per il traffico di armi e di oppio; le province pakistane del nord-ovest si  trasformano, parafrasando Elizabeth Rubin del New York Times, in una “casa di cura per la riabilitazione dei talebani”.

Il governo americano decide di sostenere l'alleato Musharraf nella lotta alle milizie talebane stanziate in Pakistan con finanziamenti ingenti, secondo un articolo pubblicato lo scorso 19 maggio dal Corriere Canadese questi fondi sarebbero stati usati dall'elite militare pakistana per sviluppare ulteriormente il proprio arsenale atomico.
Il Capo di Stato Maggiore dell'esercito americano, l'ammiraglio Mike Mullen, ha confermato questa voce in un'audizione pubblica al Senato.

Dal gennaio 2006, praticamente senza risonanza da parte dei media occidentali, gli Stati Uniti iniziano a compiere missioni militari in territorio pakistano.
Inizialmente si tratta di bombardamenti di roccaforti talebane con velivoli teleguidati Predator ma ben presto le forze speciali americane si spingono oltre la Linea Durand, il confine ormai fumoso tra i due paesi.
I raid statunitensi provocano inevitabilmente numerose vittime tra la popolazione civile rendendo più radicato il sentimento anti-americano e filo-talebano nelle regioni tribali pakistane.
Il generale Musharraf si trova così stretto nella morsa dei talebani e dell'opposizione, ormai screditato è costretto a dimettersi il 18 agosto 2008.
Il 6 settembre 2008 viene eletto presidente Asif Ali Zardari che continua la politica estera del suo predecessore.

Il nuovo presidente cerca di trovare un compromesso con i talebani concedendo l'applicazione della Sharia, la legge islamica, nella valle di Swat nonostante nella zona i combattimenti tra le milizie e l'esercito regolare siano iniziati apertamente nell'agosto 2008, mentre l'attenzione dell'opinione pubblica mondiale è catalizzata dalle Olimpiadi di Pechino.
Ma Zardari viene considerato da molti come un burattino degli americani, infatti il governo cinese cerca un'intesa con i partiti non talebani che si oppongono al presidente pakistano per definire i futuri equilibri in nome degli interessi cinesi.

Pechino è un amico storico del Pakistan: gli investimenti cinesi nel paese sono ragguardevoli, dalla costruzione del porto di Gwadar (la Dubai del futuro) fino all'ampliamento della Karakorum Road.
Il governo pakistano in cambio è da anni impegnato nel contrasto dei gruppi appartenenti alla minoranza uigura che lottano contro la Repubblica Popolare Cinese per l'indipendenza dello Xinjiang.
Nelle ultime settimane è stato formalizzato l'accordo tra Iran e Pakistan per la costruzione del gasdotto IP, ovviamente con il beneplacito di Pechino che vuole investire per prolungare il gasdotto fino ai propri confini.
Il gasdotto IP vanificherebbe i piani americani rendendo l'Afghanistan una pedina marginale
della partita energetica.
La Cina vuole dunque usare il Pakistan come testa di ponte nel “Grande gioco” delle risorse energetiche del Medio Oriente.

Il nuovo gasdotto deve però transitare per regioni tutt'altro che stabili e gli eventi delle ultime settimane dimostrano come in Pakistan sia in atto una vera e propria guerra civile: gli attentati suicidi sono all'ordine del giorno e il tentativo dell'esercito di debellare le milizie talebane per accontentare Pechino e Washington ha prodotto finora, secondo le agenzie ONU, circa 3000 vittime e quasi 2 milioni di sfollati.

La balcanizzazione del Pakistan è preoccupante, la presenza di ordigni nucleari in un paese così instabile rappresenta un pericolo non solo per la regione ma potenzialmente per tutto il globo.
C'è chi definisce l'AfPak “il nuovo Vietnam”, di sicuro questo scenario è attualmente il principale campo di battaglia degli equilibri geopolitici futuri.

  Federico Capezza
  thecapexcorp[at]yahoo.it                                                                                                    

                                                                                                               

                                                                                                                                                                                  

                                                                                                                   

 

                                                                                             
 

 

diritti
4 aprile 2009
Afghanistan: le vittime sono sempre le donne

"Dopo la caduta del regime dei talebani ci sentiamo molto libere"

“Il presidente Karzai deve iniziare a stare dalla parte dei diritti umani.
Quello che non vogliamo assolutamente vedere è che egli rinunci a difenderli in una sorta di baratto coi gruppi politici locali”.
Le parole di Sam Zarifi, direttore del Programma Asia Pacifico di Amnesty International, sono riferite alla legge firmata dal presidente afghano Hamid Karzai che di fatto autorizza lo stupro coniugale.

Questa legge, non ancora pubblicata e della quale non è ancora noto il testo integrale, riguarderebbe solo l'etnia sciita Hazara, rappresentante il 10% circa della popolazione afghana, e prevede non solo il divieto per le donne di rifiutare rapporti sessuali con il coniuge, che non verrebbe quindi punito per lo stupro della moglie, ma vieta alle donne di uscire di casa per cercare lavoro o farsi visitare da un medico senza il permesso del marito.

In caso di separazione, inoltre, la custodia dei figli sarebbe affidata esclusivamente al padre.

Nonostante l'Afghanistan abbia firmato numerosi trattati internazionali a tutela dei diritti delle donne, si continua così a discriminarle non solo in nome della “tradizione” ma anche, e soprattutto, per meri calcoli politici.
Il mandato presidenziale di Karzai è infatti vicino alla scadenza, ad agosto il popolo afghano eleggerà il nuovo presidente, e gli analisti considerano il voto degli Hazara determinante ai fini della vittoria elettorale; il “caro Hamid” ha quindi fatto approvare, praticamente senza dibattito, questa legge per ottenere il sostegno della fazione sciita.

Humairi Namati e  Shinkai Zahine Karokhail, parlamentari afghane, hanno denunciato ai media occidentali, come il britannico Guardian, l'anomalo iter parlamentare della legge e la forte violazione dei diritti umani che deriverà dalla sua applicazione.
Namati ha definito queste norme come “peggiori di quelle talebane”, non è dello stesso avviso  Ustad Mohammad Akbar, leader del partito Hazara, che spiega: “gli uomini e le donne hanno gli stessi diritti in base all'Islam, ma ci sono differenze nel modo in cui sono stati creati, la donna può rifiutare di avere rapporti sessuali con il marito se è indisposta o ha un'altra ragionevole scusa”.

Sdegno in Occidente da parte di chi ha rovesciato i Taliban per issare sul trono Karzai, il nuovo segretario di Stato americano Hillary Clinton sostiene che “non si può sviluppare un paese se metà della sua popolazione viene oppresso”, ha però omesso un piccolo dettaglio della strategia Usa per stabilizzare l'Afghanistan: cercare il compromesso con i talebani “moderati”.
Le motivazioni della campagna NATO in Afghanistan sono intuibili, lo scopo non è certo quello di combattere il commercio di oppio o portare benessere al popolo afghano, bensì quello di controllare una zona strategica per il transito di petrolio verso il subcontinente indiano, uno dei mercati più importanti del mondo.
Per questi “nobili” scopi la NATO ha causato nel 2008 la morte di circa 500 civili.

Da molte parti è stato chiesto a Karzai di ritirare la legge sullo “stupro domestico”, l'impressione è che il governo afghano non raccoglierà l'invito così come ha fatto quando gli è stato chiesto di porre un argine alla produzione di oppio.
Per il governo fantoccio di Karzai il potere e il profitto sono più importanti dei diritti, non ha esitato a sacrificare la libertà delle donne Hazara per un pugno di voti.

                                                                                                        Federico Capezza
                                                                                                        thecapexcorp[at]yahoo.it

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