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Tutto quello che non dovreste sapere
POLITICA
12 febbraio 2010
Rinvio a giudizio per Massimo Tartaglia

È stato rinviato a giudizio Massimo Tartaglia, l’uomo che aggredì Silvio Berlusconi lo scorso 13 dicembre in piazza Duomo a Milano. La richiesta di giudizio immediato, presentata dal pubblico ministero Armando Spataro, è stata accolta dal gip del tribunale del capoluogo lombardo Cristina di Censo.

Danila Insalaco, difensore legale di Massimo Tartaglia, è apparsa abbastanza tranquilla. “Prendiamo atto della decisione e, dopo aver studiato le carte dell'inchiesta, valuteremo cosa fare''. L’uomo, che va ricordato, soffre di disturbi mentali, è accusato di lesioni gravi verso un pubblico ufficiale.
La prima udienza è prevista per il prossimo 7 maggio. A presiedere il dibattimento, sarà un giudice monocratico della quarta sezione penale di Milano.
 
Lorenzo Chiavetta
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POLITICA
5 dicembre 2009
Salvatore Borsellino: un grande uomo

Salvatore Borsellino al No Berlusconi Day from 19luglio1992 on Vimeo.

Il No-B-Day ha avuto un gran successo. Vi propongo l'intervento di Salvatore Borsellino, fratello del giudice Paolo. Ogni volta che sento parlare quest'uomo, mi vengono i brividi e finisco sempre per commuovermi. Davvero un grande uomo.

Lorenzo Chiavetta
(lorenzo8619@hotmail.it)
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3 dicembre 2009
O sei in linea o vai via

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Chi non è in linea col partito vada via. E’ quanto emerge dalle dichiarazioni dei parlamentari del Pdl in seguito alla polemica scoppiata tra Gianfranco Fini e Silvio Berlusconi. L’ultimo ad invitare il Presidente della Camera alle dimissioni è stato il Ministro delle Attività Produttive Claudio Scajola. “Da troppo tempo ci sono dei distinguo fuori dalla linea del programma”. A nulla serve che al centro della polemica sia finito il cofondatore del Pdl. Anche gli ex compagni di partito, quell’ Alleanza Nazionale che Fini ha sciolto per confluire nel Pdl, hanno speso parole dure nei suoi confronti. Tra tutti il capogruppo dei senatori Pdl Maurizio Gasparri: “Certe cose non bisognerebbe nemmeno pensarle”. Le frasi pronunciate da Fini nel fuorionda trasmesso da Repubblica non sono piaciute al Premier. “Berlusconi gode del consenso per governare, ma non dell’immunità”, aveva confidato il Presidente della Camera al procuratore Nicola Tifuoggi.

Lo scontro Berlusconi- Fini non è però nato solo in seguito a queste dichiarazioni. Il fuorionda è solo l’ultimo atto di una serie di polemiche che si propagano da tempo. Già pochi giorni prima del Congresso Fondativi del Pdl. Alla proposta di Berlusconi di voler far votare in Parlamento solo i capigruppo,  Fini aveva invitato il Premier a rispettare le regole della democrazia parlamentare. Le elezioni vinte sembravano aver dato al paese una maggioranza unita, ma non è stato così. Immigrazione, biotestamento, rispetto delle prerogative delle Camere rispetto all’esecutivo, giustizia. La visione politica di Fini si è distaccata dall’asse Lega- Berlusconi. Scontri  e polemiche placate con smentite e spiegazioni. Fino a quel fuorionda. “Non ho nulla da spiegare”, ha dichiarato Fini. Vai via è la risposta, neanche troppo nascosta, di Berlusconi.

 

                                                                                                          Gerardo Adinolfi

                                                                                  

                                                                                                            gerrino@hotmail.it
         

POLITICA
27 ottobre 2009
E la Corte d'Appello lo ricondannò
David Mills è stato condannato in secondo grado per esser stato corrotto da B.
La prescrizione scadrà ad aprile 2010. Difficile si arrivi ad una possibile condanna da parte della Cassazione entro quel mese. Discorso a parte per il premier, per il quale la prescrizione è prevista per i primi mesi del 2011. Probabilmente, si potrà ottenere solo il verdetto di primo grado.

Nel frattempo riporto di seguito le dichiarazioni dell'avvocato di Berlusconi, nonchè parlamentare pagato da noi contribuenti, Niccolò Ghedini:

“La decisione della Corte d’Appello di Milano nel processo Mills è del tutto illogica e nega in radice ogni risultanza in fatto e in diritto. Un processo svolto in tempi record negando qualsiasi prova e rifiutando qualsiasi possibilità di difesa. Tale decisione non potrà che essere annullata dalla Corte di Cassazione. Comunque, ancora una volta si conferma che a Milano non si possono celebrare processi quando, ancorché indirettamente, vi sia un collegamento con il Presidente Berlusconi”.

Chapeau!

Lorenzo Chiavetta
(lorenzo8619@hotmail.it)
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POLITICA
25 ottobre 2009
Eccone un altro
Dopo gli vicende sessuali del premier e i 'viados' di Marrazzo, sembra che anche Oltralpe non vogliano farsi mancare nulla. Protagonista il principe Alberto di Monaco.

P.s. (Bersani si è aggiudicata la poltrona di segretario del Partito Democratico).
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POLITICA
25 ottobre 2009
Chi ha dimostrato più dignità?

Claudio Messora ha lanciato un interessante sondaggio su Marrazzo e Berlusconi. Votate!

Lorenzo Chiavetta

(lorenzo8619@hotmail.it)

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SOCIETA'
4 settembre 2009
19 settembre: in piazza per una libera informazione
 


“Portare in piazza i problemi dell'informazione.” La Federazione Nazionale Stampa Italiana, l'Ordine dei giornalisti, l'Associazione Articolo21 e alcuni partiti dell'opposizione hanno proclamato,nel giorno 19 settembre, a Roma, una “manifestazione civica” per  difendere il potere di un giornalismo libero e senza condizionamenti.
“L'informazione non si farà mettere il guinzaglio”-si legge in un comunicato della Fnsi,  che invita “il mondo dell'informazione, assieme al mondo del lavoro e alla società civile a scongiurare questo pericolo”.
L'idea di scendere in piazza per ribadire la libertà del giornalismo si è concretizzata dopo gli avvenimenti dei giorni scorsi volti, secondo la Fnsi, a depotenziare “la funzione costituzionalmente garantita” di informare ed essere informati. Vicende che mettono in discussione l'autonomia della stampa italiana e che si affiancano ai precedenti procedimenti legislativi che mirano a limitare la libertà e il lavoro dei giornalisti.
La mobilitazione nazionale del mondo dell'informazione  avviene all'indomani della decisione del Presidente del Consiglio di querelare il quotidiano Repubblica e il Gruppo Editoriale L'Espresso per aver pubblicato 10 domande inerenti ai recenti scandali che lo hanno coinvolto. Il secondo attacco alla stampa Berlusconi lo ha effettuato citando per danni l'Unità, per un totale di due milioni di euro. Vittime delle querele la direttrice Concita De Gregorio e quattro giornaliste che avevano scritto articoli riguardanti lo scandalo sessuale che ha coinvolto il premier. Polemiche sono sorte anche dopo la decisione della Rai di non pubblicizzare sulle reti nazionali il documentario Videocrazy, che ricostruisce la crescita dei canali Mediaset e del sistema televisivo italiano. Secondo la Rai il film è “un inequivocabile messaggio politico e di critica al governo”.
Occhi puntati anche sulla vicenda che ha portato alle dimissioni del direttore di Avvenire Dino Boffo, accusato da Il Giornale del neo direttore Vittorio Feltri di essere un “noto omosessuale” e per giunta molesto. Le querele e i tentativi di controllare l'informazione, i forti attacchi scagliate dalle pagine dei quotidiani vicini al Governo volti a “sputtanare”,-secondo il direttore de Il Riformista Antonio Polito-, “quelli che hanno criticato il Cavaliere”, sembrano, per i fautori della libera informazione, misure per ridurre la stampa al silenzio.
La manifestazione del 19 settembre è  soprattutto in difesa dell'articolo 21 della Costituzione, che sancisce il diritto dei cittadini di esprimere la propria opinione mediante scritto, parola o altro mezzo di diffusione. Senza censure e senza bavagli.

                                                                                                                         Gerardo Adinolfi
                                                                                                                          gerrino@hotmail.it

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POLITICA
2 luglio 2009
Bordello Italia

Riceviamo e pubblichiamo un articolo inviatoci da Angelica, una nostra fan che ci segue da San Marino.

“Ahi serva Italia, di dolore ostello,nave senza nocchiere in gran tempesta,non donna di province, ma bordello!”Dante, Canto VI, vv. 76-78

L'Italia è un bordello, lo è sempre stata. In tutti i sensi. Già il saggio Dante più di 700 anni fa lo gridava, e da allora poco è cambiato. La penisola italiana è stata continuamente divisa, venduta, scambiata, smembrata, sia a livello territoriale che politico, ma alla maggior parte degli italiani poco importa: “Francia o Spagna purché se magna”. L'importante è conservare lo status quo o meglio innalzarlo, con metodi leciti o meno.

In questi giorni di fronte alla tragedia di Viareggio non si sente più parlare del bordello personale di Papi Berlusconi e dei relativi dibattiti. I media -sfortunatamente- hanno trovato qualcosa di più importante di cui parlare, e di conseguenza anche il pubblico, che come una pecorella bruca e fagocita solo i temi che gli vengono piazzati davanti al muso. Pare tuttavia che ci sia uno zoccolo duro di italiani e italiane che il presidente del consiglio lo contestano eccome: a Viareggio è stato accolto da epiteti quali “buffone” e “vigliacco”. Questo gruppo sembra in aumento, visto il calo di popolarità di Papi...o sarà solo una delle trendenze dell' estate?
 
Fino a due giorni fa le storie di Noemi, Patrizia e Topolanek (ex primo ministro della Repubblica Ceca che scorrazzava nudo nella villa di Papi) erano le uniche di cui venivano riempite le bocche dei cittadini. Un clima di indignazione morale o curiosità morbosa aleggiava nel paese famoso in tutto il mondo per le corna e per i costumi boccacceschi. E va da sé che i giornali, anche i più seri, si nutrono e gozzovigliano in mezzo a queste notizie, che sono certamente comportamenti gravi per un capo di Stato, ma sono solo l'ultima ed estrema conseguenza di un percorso “politico” fatto di illeciti e soprusi nei confronti dei cittadini, per soddisfare i propri interessi personali e non quelli della nazione. Si grida che il re è nudo, nel vero senso del termine. E allora? Ce ne siamo davvero accorti adesso? Non certo qualcosa di cui stupirsi o di cui gridare allo scandalo,tant'è che non è nemmeno la prima volta che vengono fotografate ragazze nelle ville di Papi; ma la gogna mediatica è quello che è, preferisce il clamore alle inchieste silenziose, le foto di nudi a quelle dei verbali dei processi. Il giornalista Marco Travaglio ha dichiarato recentemente: “Chi pensava, anzi sperava, che i talloni d'Achille di Al Tappone (Berlusconi, N.d.A.) fossero la mafia, le tangenti, i fondi neri, i conflitti d'interessi, aveva sopravvalutato l'Italia e gli italiani”. Cinico realismo incontestabile. Pare che l'Italia tutta sia ormai l'incarnazione di uno di quei cosiddetti “uomini d'onore” che ai valori della famiglia e della religione danno (in apparenza) grande importanza, ma a quelli della giustizia molta meno... C'è chi dice che lo scandalo di villa Grazioli sia un fatto gravissimo, anche perché le donne che allietano le serate nella lussuosa dimora potrebbero essere spie, potrebbero avvalersi di ricatti, o potrebbe farlo chi in possesso di foto scottanti. Forse è stato fatto, forse no. Ma è questo il problema più grave? E soprattutto, è cambiato qualcosa alla luce di questi avvenimenti? Magari... La questione verrà messa sotto silenzio e pochi se ne ricorderanno ancora, anzi, ce ne siamo già tutti dimenticati, da fatto che sembrava dovesse far crollare il governo e il premier stesso.
Ora si vanno le inchieste sulle ferrovie, sui treni, come al solito dopo le tragedie, a fatti avvenuti. Stampa italiana docet.
 
E per finire, parliamo delle donne. Tutti a puntare il dito contro Berlusconi e contro il suo uso strumentale del corpo femminile. Nessuno ha tenuto conto, sottolineato, che queste signorine sono ben liete e consenzienti di condurre tale vita, e oggi più che un tempo molte (le cosiddette escort di lusso) non si vendono più per avere di che mangiare, ma per pura bramosia di denaro, per avere un posto in tv, o magari anche al parlamento europeo -tantovale puntare alto-. Anche e soprattutto questa è l'Italia, e queste le sue figlie che ha allevato in grembo.
La situazione italiana, a voler essere ottimisti, è nero petrolio. L'eterno ritorno della storia pare affliggerci, come un'onda che sbatte continuamente sullo stesso scoglio; è sufficiente leggere uno scritto di quasiasi autore che si sia interessato della società italiana, da Dante a Pasolini, per scoprire con sconforto che le loro parole sembrano scritte oggi. L'unica speranza che abbiamo è un nuovo Risorgimento, uno di quei rari momenti di risveglio delle coscienze che porta gli italiani (non tutti ovviamente, sarebbe chiedere troppo) a combattere, a dare il sangue, fisico ma soprattutto morale per una terra che da troppi secoli è stata sbatacchiata qua e là. Altrimenti l'alternativa al bordello è un'altra e unica: un ordine imposto. Una dittatura, che come insegna la storia segue sempre al caos e al vuoto di potere.
 

Angelica Bezziccari

(angelica_1987@hotmail.it)

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POLITICA
22 giugno 2009
Il piano di Rinascita Democratica della P2 è stato realizzato

Manca solo il presidenzialismo.
La Loggia P2 non ha mai cessato di esistere. I vari Berlusconi, Cicchitto e Costanzo, per fare qualche nome, sono tutti lì, ai loro posti. Nessuno ha pagato a pieno per l’appartenenza al piano criminale che vedeva al proprio vertice il “maestro venerabile” Licio Gelli. In un qualsiasi altro Paese del mondo, la presenza di tali signori sul palcoscenico politico-mediatico, avrebbe suscitato sull’opinione pubblica un totale disprezzo. In Italia, invece, è la normalità.
Ma c’è qualcosa di peggio che gli Italiani sembrano ignorare: la realizzazione, da parte del nostro attuale premier, dei punti cruciali del Piano di rinascita democratica previsto dall’ordinamento della loggia massonica. Ecco di seguito i punti realizzati.

Il Piano prevedeva “l’ installazione di tv via cavo capace di controllare l’opinione pubblica media del paese”. Lo stesso Licio Gelli ha più volte affermato che “il vero potere risiede nella mani dei detentori dei mass media”. Per notare come si è arrivati alla realizzazione di questo punto, basti vedere il percorso “televisivo” della tessera 1816 gelliana, ovvero il “muratore” Silvio Berlusconi. L’imprenditore lombardo, verso la fine degli anni ’70, rilevò dalle mani dal politico Giacomo Properzi “Telemilano cavo”, ribattezzata poi in “Telemilano”, “Telemilano 58” ed infine “Canale 5”. Ma non è tutto. Il controllo, secondo il Piano di rinascita, doveva estendersi anche alla carta stampata: “è necessario individuare un gruppo di giornalisti scelti, ai quali, una volta acquisiti, dovrà essere affidato il compito di simpatizzare per gli esponenti politici come sopra prescelti e in un secondo tempo occorrerà acquisire alcuni settimanali di battaglia, coordinare tutta la stampa provinciale locale attraverso un’agenzia centralizzata, coordinare molte tv via cavo con l’agenzia per la stampa locale e infine dissolvere la Rai tv in nome della libertà di antenna ex articolo 21 della Costituzione”. La sfrontatezza di Berlusconi si evince anche dal fatto che il documento massonico è stato scoperto nel 1982 ma lui ha proseguito il suo piano di attuazione senza fermarsi, fino ad arrivare ai giorni nostri. Negli anni Ottanta, il numero delle sue televisioni salì arrivando a quota 3, complice anche il decreto dell’allora Presidente del Consiglio Bettino Craxi, che di fatto salvò le tv illegali del Cavaliere. Verso la fine dello stesso decennio, scoppiò inoltre la cosiddetta “Guerra di Segrate”, che vedeva contrapposti il padrone della Fininvest e Carlo De Benedetti per il controllo della Mondadori. Dopo un arbitrato extragiudiziario che dava ragione all’ingegnere torinese, Berlusconi si ribellò, impugnando l’arbitrato di fronte la Corte d’Appello di Roma. Il giudice relatore, Vittorio Metta, stavolta diede ragione al Cavaliere. Ma, come appurato dalla sentenza della Corte di Cassazione del 2007, Berlusconi otterrà il controllo del colosso editoriale italiano solamente grazie alla corruzione del sopracitato giudice Metta, avvenuta ad opera di uno dei tanti avvocati di cui dispone: Cesare Previti, futuro ministro del primo Governo Berlusconi, il quale subirà diverse condanne ma che oggi è fuori grazie all’indulto (è in affidamento ai servizi sociali). Alla sentenza di Roma, seguirà poi un ulteriore arbitrato di Giulio Andreotti, il quale troverà una sorta di accordo di transizione: “Repubblica”, “L’Espresso” e alcuni giornali e periodici tornano a De Benedetti mentre tutto il resto rimane a Berlusconi. Così “Panorama”, “Epoca” e tutto il resto della Mondadori entrano a far parte di Fininvest, insieme ovviamente alle reti Mediaset. Infine, l’uomo di Arcore, dopo la “discesa in campo”, piomba nella redazione de “Il Giornale” (di cui era il padrone da tempo), mettendo in atto la strategia mediatica della P2: scendere in politica garantendosi l’appoggio immediato dei media acquisiti. Il resto poi lo fece Montanelli, il quale con onore decise di non sottostare alle direttive del padrone e di andare via. In tutto ciò, si realizza in maniera indiretta un altro piccolo punto del Piano: “i giornalisti scomodi devono essere fatti oggetti di censura”. Per la realizzazione diretta, bisognerà aspettare ancora qualche anno con la radiazione dal piccolo schermo dei vari Santoro, Guzzanti, Luttazzi e Biagi.
Una volta divenuto Presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi può finalmente proporre gli altri punti del Piano di rinascita: uno su tutti la riforma giudiziaria, con la separazione della due carriere requirente e giudicante, di cui si è parlato molto in tempi recenti. O ancora il predisporre degli esami psicoattitudinali preliminari per intraprendere la professione del magistrato (come dimenticare la definizione che diede l'arcorese dei magistrati: “persone mentalmente disturbate”).
Poi abbiamo il rilancio del nucleare, espressamente previsto dalle direttive della propaganda P2. Addirittura, anche la proposta di utilizzare l’esercito nelle strade era già scritta nell’organo gelliano: "così è evidente che le forze dell’ordine possono essere mobilitate per ripulire il paese dai teppisti ordinari e pseudo politici e dalle rispettive centrali direttive soltanto alla condizione che la magistratura li processi e li condanni rapidamente, inviandoli in carceri ove scontino la pena senza fomentare nuove rivolte o condurre una vita comoda”.
Altra sottolineatura del Piano: convivenza di due soli grandi allineamenti politici, uno di destra e uno di sinistra. Se si analizza il cosiddetto “veltrusconismo” (termine tanto caro a Beppe Grillo) che si è venuto a formare oggi, con Pd e Pdl, l’obiettivo può considerarsi raggiunto.
Infine, l’ultimo punto, non ancora realizzato ma che rappresenterà il culmine della volontà della P2, è il presidenzialismo. A tal proposito, lo scorso 4 dicembre, intervistato da Klaus Davi, Licio Gelli affermava: “nel mio piano di rinascita prevedevo la creazione di una repubblica presidenziale, perché dà più responsabilità e potere a chi guida il Paese, cosa che nella repubblica parlamentare manca". Che il Cavaliere aspiri a diventare il futuro Capo dello Stato è ormai noto a tutti. Ma egli aspira a diventarlo solo dopo che l’Italia sarà diventata una repubblica presidenziale. Ecco una sua dichiarazione del 20 dicembre scorso: “...sono convinto che il presidenzialismo sia la formula costituzionale che può portare al migliore risultato per il governo del paese. L'architettura attuale non permette di prendere decisioni tempestive e non dà poteri al premier”.

E' inevitabile non concludere con una dichiarazione del “maestro venerabile”, risalente al 2003, che dovrebbe far riflettere gli Italiani: ”ho una vecchiaia serena. Tutte le mattine parlo con le voci della mia coscienza ed è un dialogo che mi inquieta. Guardo il Paese,leggo i giornali e penso: ecco qua e tutto si realizza poco a poco, pezzo per pezzo. Forse si, dovrei avere i diritti d’autore. La giustizia, la tv, l’ordine pubblico. Ho scritto tutto 30 anni fa in 53 punti”.
E tutto si sta avverando...

Lorenzo Chiavetta

(lorenzo8619@hotmail.it)

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POLITICA
17 giugno 2009
L'Italia oggi

Mino Reitano, al Festival di Sanremo del 1988, cantava “Italia, Italia, di terra bella e uguale non ce n’è”, inneggiando alle bellezze del Bel Paese. Nulla da dire contro, perlomeno per quanto riguarda l’estetica. Nessun Paese al mondo può vantare i monumenti e la cucina dello Stivale.
Ma la politica? La burocrazia? La chiesa? La criminalità organizzata? E tutti gli altri problemi? Proviamo a trarre qualche conclusione o, meglio, constatazione.
L’Italia è il paese della disinformazione. Abbiamo l’intero sistema dei mass-media tradizionali (stampa, tv, radio) controllati da banche, partiti e Berlusconi, i quali controllano gli editori che, a loro volta, controllano i giornalisti. Il maggiore quotidiano italiano, il Corriere della Sera, è in mano a diversi proprietari, tra cui spicca Mediobanca del più volte inquisito Geronzi. L’informazione che viene data alla popolazione non è mai neutra e sempre di parte. Il mezzo informativo migliore sembra essere internet. Ciò non significa che esso sia perfetto (si ha un maggiore pluralismo ma pensiamo al problema della verificabilità delle fonti) ma sicuramente si presenta in maniera più attendibile rispetto a molti altri media.
Lo Stivale è il Paese dove è impossibile trovare lavoro. Anzi no, un modo molto semplice c’è: conoscenze.
Il Bel Paese convive con l’influenza nefasta del Vaticano, nemica del progresso e della scienza, che afferma idee e principi risalenti a più di 2000 anni fa. Quel Vaticano che: nasconde i preti pedofili; vuole lottare contro l’AIDS ma ribadisce il proprio divieto contro l’utilizzo del preservativo;  si schiera contro l’eutanasia ma acconsente alla richiesta di Papa Giovanni Paolo II, facendolo spirare in santa pace.
Siamo il Paese dei politici più pagati d’Europa. Con un numero di parlamentari tra i più alti al mondo. Dove in Parlamento non si hanno più ideologie ma interessi di partito.
La perla del Mediterraneo non ha più comunisti e socialisti in Parlamento, non ha più nemmeno Storace, ma in compenso mantiene Silvio Berlusconi come Presidente del Consiglio dei Ministri per la terza volta, nonostante le forti critiche che arrivano ogni giorno dalla stampa estera. Egli è praticamente padrone dell’Italia. Possiede banche, assicurazioni, case cinematografiche, televisione, squadre calcistiche, stampa e chi più ne ha più ne metta. Ma gli italiani non sanno cosa voglia dire “conflitto di interessi”. Non lo sanno un po’ per negligenza loro, un po’ per la cattiva influenza dei media, che non prende in esame la questione, ma un po’ e soprattutto perché si pensa “tanto sono tutti uguali”. È un problema culturale il nostro.
Abbiamo un premier che ha fatto parte della P2, che è imputato per vari processi e che è stato imputato per reati gravissimi come associazione mafiosa, tangenti alla Guardia di Finanza, spaccio di droga e tanto altro ancora. Un premier che non rinnega i suoi capi di imputazione, ma afferma di essere stato sempre assolto. Non è proprio così. Forse bisognerebbe spiegare al signor Berlusconi la differenza tra la parola “assoluzione” e la parola “prescrizione” (quest’ultima generalmente si riconosce ai colpevoli e non agli innocenti). E bisognerebbe anche ricordare che il premier è stato due volte amnistiato.
L’Italia è il Paese della depenalizzazione del falso in bilancio, della Legge Maccanico, della Legge Schifani, delle Legge Boato, della Legge Ex-Cirielli, della Legge Cirami, del condono fiscale, del Lodo Consolo e del Lodo Alfano. Se negli USA il Presidente avesse cercato di promulgare una legge per annullare i procedimenti penali a proprio carico, sarebbe stato letteralmente linciato. In Italia no: questa è la normalità.
Nel nostro Stato se il Presidente della Repubblica promulga una legge incostituzionale come il Lodo Alfano in meno di 24 ore, dev’essere elogiato e mai criticato.
Berlusconi può permettersi di definire i suoi colleghi esteri con termini come “abbronzato” e “kapò” o di classificare i giornalisti come “imbecilli” o meglio ancora gli elettori del centrosinistra come “coglioni”. Per non parlare degli insulti alla magistratura (“metastasi”). Il premier può anche attuare il cosiddetto “editto bulgaro”, eliminando in un sol colpo Luttazzi, Santoro ed il grande Enzo Biagi dal servizio televisivo pubblico (senza considerare i vari Beha, Guzzanti, Paolo Rossi, Massimo Fini e tanti altri ancora). Non esiste pluralismo e la RAI è controllata dalla maggioranza. Basti vedere le recenti nomine dirigenziali..
Abbiamo circa 20 condannati in via definitiva che ci rappresentano in Parlamento, più una settantina di altri parlamentari coinvolti in procedimenti penali. Il tutto nell’indifferenza della popolazione. Perché se si è pregiudicati non è possibile esercitare la professione di bidello od operatore ecologico mentre è possibile governare il Paese?
Se un partito si batte per i principi della giustizia, difendendo l’operato della magistratura, (con tutti i suoi difetti, sia chiaro) costantemente attaccata dalla maggioranza, finisce per essere definito giustizialista.
L’Italia è il Paese dei vari Fini ed Alemanno. Da giovani rivoltosi dell’Msi, da adulti schierati contro leggi razziali e Mussolini. Ma anche il Paese dei teodem, con i capobastone Binetti e Rutelli.
L’intero Sud è martoriato dalla criminalità organizzata e la politica che fa? Nulla. Forse perché impotente di fronte ad una tale forza o forse perché esistono legami accertati tra politici e mafia. In fondo, non è la mafia ad aver bisogno dei politici ma i politici ad aver bisogno della mafia.
Siamo lo Stato del Movimento per l’Autonomia e della Lega Nord, movimenti partitici con principi contrari alla nostra Costituzione e, nel caso della seconda, con affinità xenofobe.
Nel Bel Paese la sinistra è litigiosa e non trova mai accordi. Ma per inciuciare con la destra, il tempo lo si trova eccome (D’Alema e Violante ne sanno qualcosa). Inoltre, Prodi batte due volte su due Berlusconi? Tranquilli, ci pensano prima Bertinotti e poi il duo Mastella - Dini a riportare tutto alla normalità.
Lo Stivale è il posto dove il candidato premier Veltroni partecipa alla campagna elettorale senza nominare mai il capo del principale partito avverso (Pdl) e afferma: “Non sono mai stato comunista”. Sono inoltre numerosi i voltagabbana: oggi a destra domani a sinistra.
Siamo lo Stato dei fallimenti Cirio e Parmalat, delle mancate scalate dei “furbetti del quartierino” Ricucci, Consorte e Fiorani (con annessa collaborazione dei Ds Fassino, Latorre e D’Alema ma anche dei pidiellini Comincioli e Luigi Grillo) e della cordata “italiana” CAI, composta da pregiudicati che non hanno mai avuto a che fare con gli aerei.
Siamo l’unico Stato al mondo che dispone dell’Ordine dei Giornalisti, di cui fanno parte Emilio Fede, Vittorio Feltri e Bruno Vespa. Quest'ultimo, ritenuto un giornalista imparziale nonostante pubblichi i propri libri con la Mondadori e scriva per Panorama, a differenza del faziosissimo e cattivissimo Santoro.
Ma non basta. Capitolo magistratura. Una volta i giudici buoni li ammazzavano (vedi Falcone e Borsellino). Adesso c’è un metodo alternativo: trasferirli. Ed è così che appena de Magistris e la Forleo intaccano i poteri forti, o meglio i nostri colletti bianchi, vengono subito trasferiti, con conseguente avocazione delle inchieste. Idem i magistrati di Catanzaro. Per non parlare poi delle fandonie su Gioacchino Genchi, reo di “intercettare mezzo Stato italiano”, quando in realtà di intercettazioni non ne ha mai fatto una. Già… valla a spiegare la differenza tra tabulati e intercettazioni a i nostri luminari parlamentari.
Lo Stivale è davvero unico. Solo qui infatti si tende ad osannare il “divo” Andreotti in Tv. In fondo, non ha fatto nulla di male. È stato solamente accertato che ha compiuto il reato di associazione mafiosa fino alla primavera del 1980, una quisquilia.
Abbiamo gli stessi politici di Mani Pulite e di cambi generazionali neanche l’ombra.
E che dire della Legge sulle limitazioni delle intercettazioni? E del Piano di Rinascita democratica della Loggia P2, ormai realizzato dal discepolo 1816 (Berlusconi) di Licio Gelli? E della Legge Gasparri vogliamo parlare? Di Europa 7 e delle frequenze abusive di Rete 4? Dell’indulto? Dei bracci ambidestri del Cavaliere, Dell’Utri (condannato per mafia in primo grado) e Previti (corruttore di giudici)? E della corruzione dei giudici Vittorio Metta e Renato Squillante? Della Mondadori scippata a De Benedetti? Dell’immondizia di Napoli, scomparsa dalle tv ma non dalle strade? Del duo Bassolino – Iervolino fedelissimi alla poltrona? E dell’ex – governatore di Bankitalia Fazio? E l’eroe Vittorio Mangano? E della prossima realizzazione della separazione delle carriere dei magistrati? E del Governo attuale che umilia il Parlamento detenendo di fatto anche la funzione legislativa a colpi di decreti legge? E Tangentopoli? Craxi e le leggi su misura per l’assetto televisivo berlusconiano? E le proposte di legge per limitare il web? E la visita del dittatore Gheddafi? E l’appoggio di Silvio a Bush e Putin? E lo scandalo della Missione Arcobaleno durante il Governo D’Alema? E la scalata alla Telecom firmata Colanninno – Consorte – Gnutti ? E l’umiliazione inflitta a Montanelli negli ultimi anni della sua vita? E lo scandalo Sanjust di Teulada di cui i giornali non hanno parlato?
Forse, a volte, bisognerebbe riflettere un po’.
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Lorenzo Chiavetta
(lorenzo8619@hotmail.it)

 

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Collaboratori:

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