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SOCIETA'
17 febbraio 2010
Presentatore inglese confessa in diretta: “ho ucciso un uomo”

"Forse è il momento di raccontare cosa ho fatto anni fa. Ho ucciso qualcuno". Inizia così la confessione shock di Ray Gosling, presentatore televisivo della Bbc, avvenuta durante una puntata di “Inside Out” mandata in onda ieri sera in Inghilterra, ma realizzata lo scorso dicembre. Gosling ha confessato in diretta di aver soffocato, con un cuscino, il proprio compagno, malato terminale di Aids. L’azione sarebbe nata da un accordo raggiunto in precedenza con lo stesso compagno.

Nel Regno Unito l’assistenza al suicidio è considerata un crimine, punibile con una pena massima di 14 anni di reclusione. Il settantenne showman è stato quindi arrestato, ma solo dopo la messa in onda della trasmissione, in quanto la Bbc non ha ritenuto opportuno portare subito a conoscenza dei fatti la polizia.
Secondo la 'Care not Killing', associazione che da anni lotta contro l’eutanasia, non si tratterebbe di un caso di suicidio assistito, bensì di uccisione intenzionale. “Non sappiamo nulla di questo patto, se non dalla parola di Ray. Per questo occorre un'indagine approfondita". Gosling, dal canto suo, ha ribadito: “non mi preoccupo. Ho fatto quel che ho fatto mosso dal cuore. Se c'é un Paradiso lui mi guarderà e sarà fiero di me”.
 
 
Lorenzo Chiavetta
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diritti
25 settembre 2009
L'easy-aborto non piace alla Chiesa

Il parlamento italiano apre un’indagine sulla pillola Ru486, il cui nome completo è RU-38486. Si tratta di un ormone steroideo che permette l’aborto indotto chimicamente durante le prime settimane (sette per la precisione) di gestazione. Tecnicamente blocca lo sviluppo dell’embrione e, di conseguenza, causa il distacco e l'eliminazione della mucosa uterina.

Attualmente i Paesi in cui il farmaco è stato commercializzato sono: Gran Bretagna, Svezia, Svizzera, Israele, Belgio, Austria, Danimarca, Germania, Olanda, Spagna, Grecia e, a seguire, Norvegia, Russia, Ucraina, Usa, Finlandia, Lussemburgo, Tunisia nonché Sudafrica.

Ci si chiede come mai alle donne italiane non ne sia ancora stato concesso l’uso, visto che l’Aifa ossia l’ Associazione Italiana del farmaco ha già dato la sua autorizzazione affinché la pillola potesse essere commercializzata. Il parlamento italiano decide però di non fidarsi di un’ equipe di medici che ha, esso stesso, valutato e approvato, essendo l’Aifa sottoposta ad un regolamento fissato con un decreto ministeriale.

Andiamo allora ad indagare quali siano le cause di tanta diffidenza rispetto a questo farmaco. Consideriamo anzitutto che, in Italia, è già commercializzata la cosiddetta pillola del giorno dopo quindi se si volesse ipotizzare un dubbio di ordine morale ci si troverebbe in seria difficoltà. In quel caso andrebbe rimessa in discussione anche la legalità degli altri metodi di interruzione di gravidanza approvati precedentemente.

Essendo la pillola Ru486 utilizzata, nei Paesi prima elencati, da diversi anni si conosco già perfettamente pro e contro dell’uso della Ru486, non è un farmaco sperimentale su cui occorrano particolari precauzioni. Secondo le statistiche nell’80% dei casi l’aborto avviene nelle 24 ore successive all’assunzione della pillola, gli effetti collaterali sono febbre, dolori e nausee. Sono, comunque, sintomi che si manifestano durante un normale aborto ospedaliero, anche questo legale in Italia.

Mentre le indicazioni a favore della stessa sono numerose: non è necessario l’intervento chirurgico e, di conseguenza, neanche l’anestesia, sono ridotti i danni all’utero, le possibilità di rimanere sterili ed è praticabile in tutti quei casi in cui l’intervento chirurgico non sarebbe possibile.

A questo punto c’è solo una domanda da porsi: cos’ha di diverso l’Italia rispetto a tutti gli altri Paesi? E la risposta si fa chiara e palese: la presenza di uno Stato nello Stato, parlo chiaramente del Vaticano. Già, perché probabilmente ai nostri vescovi non fa particolarmente piacere pensare che l’aborto diventi un easy-aborto, che le donne possano praticare con facilità. Come se tutto dipendesse da una agevolazione del processo pratico, senza implicazioni morali, senza interrogativi di coscienza.

Per questo motivo in Italia si finisce per impedire legalmente ( o almeno questo stanno tentando di fare ) alle donne di abortire con meno sofferenza, perché il dolore le porterà a redimersi. Redimersi da un peccato. A mio parere, dovremmo imparare a guardare a cosa è buono per la nostra salute o per la nostra libertà di scelta, piuttosto che a cosa sia giusto per una religione. Questo non dovrebbe avvenire in uno Stato libero.

L’ufficio di presidenza della commissione Sanità del Senato decide di aprire un’indagine conoscitiva sul farmaco ed il Partito Democratico, ancora una volta, continua a guardare inerme un pezzetto di democrazia che se ne va, un pezzetto di diritti delle donne e di rispetto per la loro dignità che scompaiono nel nulla.

Deborha Tudisco


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permalink | inviato da Ros_ il 25/9/2009 alle 19:14 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (3) | Versione per la stampa
SOCIETA'
28 marzo 2009
Testamento biologico: da legge inutile a ridicola



Abbiamo già visto come il testo sul testamento biologico sia una legge inutile. Il testamento non può infatti prevedere che in caso di coma vegetativo si attuino pratiche di eutanasia e, in casi specifici, si proceda a sospendere l'alimentazione o l'idratazione.

Perché inutile? Perchè non è una legge “sul testamento”, bensì un modo per porre il divieto di decidere sulla propria vita, per impedire che ogni cittadino sia libero di scegliere per sé e, quando non possono farlo, per i propri cari.

È come se avessero promulgato una legge sul reato di furto: rubare è reato e se rubate andate in galera (non sempre). Allora? Il reato di furto c'è già, non apporterebbe nessuna innovazione al sistema legislativo.

Il problema sta nel fatto che è più facile vietare che non capire, confrontarsi. Accettare le opinioni altrui, rispettarle ma soprattutto non giudicarle è un esercizio a cui non siamo abituati; tutto ciò si riflette in Parlamento, dove più che gli interessi dei cittadini si portano avanti interessi propri, sempre più condizionati da fattori esterni e sempre più figli di una scarsa conoscenza dei fatti: avviene di peggio quando la posta in palio si traduce nel monopolio dell'etica o della morale. Ognuno è convinto di averne una buona dose, quasi fosse una merce acquistabile con i soldi: se così fosse, allora, miliardi di persone nel mondo non morirebbero di fame: e non chiamatela demagogia.

Torniamo alla legge: da inutile, sono persino riusciti a farla diventare ridicola. In base ad un emendamento dell'Udc il testamento biologico non sarà vincolante per il medico.

Chiariamoci: ridicola è la legge, non le opinioni che ognuno ha su questo argomento; verrebbero meno tutte le osservazioni fatte sinora.

Se il testamento biologico, atto assolutamente libero e personale(con e senza legge), può essere ritenuto non vincolante e quindi privo di valore da un qualsiasi medico, allora perde di significato, non ha senso, non serve a nulla!

Bastava essere chiari fin dall'inizio: il Governo, schiacciato dall'ombra del Vaticano, desideroso di mostrarsi all'elettorato come istituzione etica ed a favore della vita, poteva semplicemente spiegare fin dall'inizio che la sua intenzione era quella di vietare qualsiasi forma di interruzione della vita, di libertà di scelta. Si è preferito invece parlare di testamento, che implica una libertà, una libertà non libera e paradossalmente vincolata al parere di un medico.

In un Paese normale con un'informazione normale, al posto di ridurre un discorso così complicato e importante a binomi come bene/male, pro-vita/pro-morte, invece di condurre talk-show su omicidi e condanne, si sarebbero invitati degli esperti, si sarebbero analizzati i casi degli altri Stati europei e non, si sarebbe cercato di istruire l'opinione pubblica.

Ma poiché l'opinione pubblica è già pigra di per sé, meglio far apparire dagli schermi televisivi che casi come quelli recentemente avvenuti sono dei veri e propri omicidi.

Tutto ciò a favore dell'etica, s'intende.


Rosario Di Raimondo
(rosariodiraimondo@yahoo.it)


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SOCIETA'
6 marzo 2009
Abbasso l'etuanasia e al rogo chi la promuove


Martedì si voterà l'ultima, eclatante legge sul testamento biologico, frutto di giorni e giorni di lavori parlamentari, piagnistei salva-vita e proteste di presunti portatori di morte.
Il caso Englaro ha aperto una parentesi momentanea nell'informazione del Paese, dopodiché è stato retrocesso, come il buon concetto di notiziabilità dei fatti insegna, agli articoli di seconda, terza o, perchè no, quarta pagina dei giornali(se va bene).
È la classica politica del “getta la pietra e nascondi la mano: prima si alimenta un incendio di polemiche, poi si chiude il discorso; ognuno resta ancorato alla propria opinione e nessuna ha capito nulla.
Invito tutti a leggere il testo del dl sul testamento biologico, che trovate liberamente sulla rete (ad).
Esaminiamolo, questo testo; fermo restando gli articoli che proclamano l'assoluto impegno della Repubblica a tutelare la vita dei cittadini, garantendo contemporaneamente l'inviolabile diritto alla salute(che rimarrà tale anche con la progressiva privatizzazione della sanità italiana, no?), l'articolo 2 del suddetto decreto non lascia margini di dubbio: “Ogni forma di eutanasia, anche attraverso condotte omissive, e ogni forma di assistenza o di aiuto al suicidio sono vietate ai sensi degli articoli 575, 579, 580 del codice penale”. Il secondo comma dello stesso articolo, riferendosi all'attività medica, specifica che “in quanto esclusivamente finalizzata alla tutela della vita e della salute, nonché all'alleviamento della sofferenza, non può in nessun caso essere orientata al prodursi o consentirsi della morte del paziente”: in altre parole non può essere un medico a decidere di sospendere le cure ad un paziente ma deve fare di tutto per tenerlo in vita.
Scusate, eminenti scienziati: ma c'è davvero bisogno ancora una volta di ripetere che in Italia, come in tutto il mondo, avvengono annualmente decine di decessi conseguenti ad un accordo tra medici e familiari del paziente?
Eutanasia vietata: bene. Anche la fecondazione assistita è vietata: e così si va all'estero; e l'aborto? Era vietato(e qualche genio vorrebbe vietarlo ancora oggi): lo si attuava in casa, con metodi da far rabbrividire.
Quello che non si vuole capire è che l'eutanasia, di fatto esiste. Lungi dal pensare che ciò sia un motivo di gioia, perchè è pur sempre di morte che si sta parlando, c'è una grande, enorme differenza tra eliminare un fenomeno e vietarlo: la prostituzione o la droga sono vietati per legge. Sono fenomeni che non esistono, forse?
D'accordo, abbasso l'eutanasia ed al rogo chi la promuove: in cosa consiste, allora, questa legge?
L'articolo 3 sancisce il divieto di accanimento terapeutico, ovvero “trattamenti sanitari straordinari, non proporzionati, non efficaci o non tecnicamente adeguati rispetto alle condizioni cliniche del paziente”. Il secondo comma dello stesso articolo specifica che, parimenti, è vietata qualsiasi pratica di eutanasia; traducendo in altri termini: in un caso come quelli a cui abbiamo assistito recentemente, in caso di coma vegetativo il/la paziente deve rimanere, nessuno sa per quanto, nelle condizioni in cui si trova. Amen.
Ma attenzione! Qui arriva il bello, il nocciolo della questione: “Nella Dichiarazione Anticipata di Trattamento il dichiarante esprime il proprio orientamento in merito ai trattamenti sanitari e di fine vita in previsione di una eventuale futura perdita della propria capacità di intendere e di volere”(articolo 5).
La dichiarazione non potrà contenere richieste di eutanasia e, soprattutto, non potrà richiedere la sospensione di idratazione e alimentazione; immaginiamo che un soggetto, il quale abbia compilato tale dichiarazione in condizioni di assoluta lucidità psico-fisica, entri in uno stato di coma vegetativo (mi scuso se posso risultare cinico, ma è pur sempre sul fine vita che si sta dibattendo): il suo testamento biologico non è servito assolutamente a nulla!
Esaminando il testo della legge, i lettori più attenti noteranno qualcosa di strano, una sensazione già provata in passato, un ricordo sinistro: esatto, questa legge è completamente inutile, al massimo contribuirà a riempire qualche libro di giurisprudenza. Come la chiamano oggi? Politica delle apparenze o di facciata, ecco. Far finta di cambiare tutto per non cambiare nulla. A questo punto i lavori parlamentari potevano concentrarsi su altro, dato che, giuridicamente parlando, non è stata inserita alcuna riforma o alcun cambiamento sostanziale all'attuale sistema legislativo.
Però almeno un lato positivo c'è, questa non è una legge ad personam: sarà la scaramanzia...

Rosario Di Raimondo
(rosariodiraimondo@yahoo.it)



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