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Tutto quello che non dovreste sapere
SOCIETA'
27 aprile 2010
E' li che bisogna essere. Per testimoniare
Maria Grazia Cutuli era una giornalista del Corriere della Sera, uccisa in Afghanistan il 19 novembre 2001. Quest'anno il Festival Internazionale del giornalismo ha dedicato il concorso "Una storia da raccontare" alla giornalista siciliana.

Questo è il video di Rosario Di Raimondo e Giulia Zaccariello, allievi della Scuola di giornalismo di Bologna, secondo classificato con menzione d'onore e pubblicato anche sul sito di Chiarelettere.

Un video che racconta in soli 6 minuti la storia di chi, come Maria Grazia, ha dedicato la sua vita al giornalismo.


questo è il link a youtube

E' li che bisogna essere. Per testimoniare
DIARI
13 settembre 2009
I 17 comandamenti del giornalismo in Rete

Un elenco, un manifesto redatto da 15 blogger e giornalisti di punta tedeschi su quello che è, e dovrebbe essere, il giornalismo e l'informazione on-line.

I 17 PUNTI:

1. "Internet è diverso" Il nuovo mezzo di comunicazione è molto differente rispetto agli altri media. Chi vuol lavorare nel campo dell'informazione deve adattare i propri metodi di lavoro alla realtà tecnologica di oggi invece di ignorare e contestare il mondo multimediale. Bisogna produrre prodotti giornalisti nuovi e migliori.

2. "Internet è un impero mediatico tascabile" Grazie a internet è possibile fare dell'ottimo giornalismo anche senza immensi investimenti. Il web riorganizza le strutture esistenti dei media abbattendendo gli antichi confini che esistevano tra giornali, televisione, radio etc.

3."Internet è la nostra società e la nostra società è internet"  Wikipedia, YouTube e i social network sono diventati una parte della vita quotidiana per la maggioranza delle persone nel mondo occidentale. I mezzi di comunicazione, se intendono sopravvivere alla rivoluzione tecnologica contemporanea, devono capire i legittimi interessi dei nuovi utenti e abbracciare le loro forme di comunicazione.

4. "La libertà di internet è inviolabile" Il giornalismo del XXI secolo che comunica digitalmente deve adattarsi all' architettura aperta di Internet. Non è ammissibile che si limiti questa libertà in nome di interessi particolari commerciali o politici, spesso presentati come interessi generali. Bloccare parzialmente l'accesso a internet mette a repentaglio il libero flusso delle informazioni e il diritto fondamentale di informarsi.

5. "Internet è la vittoria dell'informazione" Per la prima volta grazie a Internet l'utente può scegliere realmente come informarsi e attraverso i motori di ricerca attingere a un patrimonio d'informazione immenso.

6. "I cambiamenti apportati da Internet migliorano il giornalismo" Grazie a internet il giornalismo può svolgere un'azione socio-educativa completamente nuova. Ciò significa presentare notizie in continuo cambiamento attraverso un processo inarrestabile. Chi vuol praticare il giornalismo deve essere stimolato da un nuovo idealismo e capire che le risorse offerte da internet sono un incredibile stimolo a migliorare.

7. "La rete richiede collegamenti" La rete è fatta di collegamenti. Chi non li usa si autoesclude dal dibattito sociale e ciò vale anche per i sitiweb dei tradizionali mezzi di comunicazione.

8. "Linkare premia, citare abbellisce" Chi fa giornalismo online deve offrire all'utente un prodotto sempre più completo. Linkare le fonti e citarle permette di conoscere direttamente e più ampiamente i temi di cui si dibatte.

9. "Internet è la nuova sede per il discorso politico" Il giornalismo del XXI secolo deve fare in modo che il dibattito politico si trasferisca sempre di più sulla rete così il pubblico potrà partecipare direttamente ai discorsi politici e dire la sua.

10. "Oggi libertà di stampa significa libertà d'opinione"  I giornalisti non devono temere che la rete possa sminuire il loro compito di selezionare le notizie e informare. La vera dicotomia che invece internet realizza è quella tra il buon e cattivo giornalismo.

11. "Sempre di più: le informazioni non sono mai troppe" Sin dall'antichità l'umanità ha capito che più informazioni si hanno più è grande la libertà. Internet è il mezzo che può più di tutti può allargare la nostra libertà.

12. "La tradizione non è un modello di business" Come dimostra già la realtà odierna è possibile fare buon giornalismo su internet e guadagnare denaro. Non bisogna ignorare lo sviluppo tecnologico solo perché secondo alcuni distruggerà le aziende giornalistiche, ma bisogna avere il coraggio di investire e ampliare la piattaforma multimediale.

13. “Il diritto d'autore diventa un dovere civico su Internet” La rete deve rispettare il diritto d'autore, ma anche il sistema del copyright deve adattarsi ai nuovi modelli di distribuzione e non chiudersi nei meccanismi di approvvigionamento del passato.

14. "Internet ha molte valute" Il modo più tradizionale di finanziare i giornali online è attraverso la pubblicità. Altri modi per finanziare i prodotti giornalistici devono esseri testati.

15. “Cio' che rimane sulla rete resta sulla rete” Il giornalismo del XXI secolo non è più qualcosa di transitorio. Grazie alla rete tutto rimane nella memoria degli archivi e dei motori di ricerca e ciò fa in modo che testi, suoni e immagini siano recuperabili e rappresentino fonti di storia contemporanea. Ciò stimola a sviluppare un livello qualitativo sempre migliore.

16. "La qualità resta la più importante delle qualità" Le richieste degli utenti sono sempre maggiori. Perché un utente resti fedele ad un particolare giornale online, quest'ultimo deve garantire qualità e soddisfare le richieste del lettore senza rinunciare ai propri principi.

17. "Tutto per tutti" Internet ha dimostrato che l'utente giornalistico del XXI secolo è esigente e nel caso di un dubbio su un articolo è pronto a studiare la fonte per essere maggiormente informato. I giornalisti del XXI secolo che il lettore cerca non sono quelli che offrono solo risposte, ma quelli che sono disposti a comunicare e a indagare.

La redazione

SOCIETA'
4 settembre 2009
19 settembre: in piazza per una libera informazione
 


“Portare in piazza i problemi dell'informazione.” La Federazione Nazionale Stampa Italiana, l'Ordine dei giornalisti, l'Associazione Articolo21 e alcuni partiti dell'opposizione hanno proclamato,nel giorno 19 settembre, a Roma, una “manifestazione civica” per  difendere il potere di un giornalismo libero e senza condizionamenti.
“L'informazione non si farà mettere il guinzaglio”-si legge in un comunicato della Fnsi,  che invita “il mondo dell'informazione, assieme al mondo del lavoro e alla società civile a scongiurare questo pericolo”.
L'idea di scendere in piazza per ribadire la libertà del giornalismo si è concretizzata dopo gli avvenimenti dei giorni scorsi volti, secondo la Fnsi, a depotenziare “la funzione costituzionalmente garantita” di informare ed essere informati. Vicende che mettono in discussione l'autonomia della stampa italiana e che si affiancano ai precedenti procedimenti legislativi che mirano a limitare la libertà e il lavoro dei giornalisti.
La mobilitazione nazionale del mondo dell'informazione  avviene all'indomani della decisione del Presidente del Consiglio di querelare il quotidiano Repubblica e il Gruppo Editoriale L'Espresso per aver pubblicato 10 domande inerenti ai recenti scandali che lo hanno coinvolto. Il secondo attacco alla stampa Berlusconi lo ha effettuato citando per danni l'Unità, per un totale di due milioni di euro. Vittime delle querele la direttrice Concita De Gregorio e quattro giornaliste che avevano scritto articoli riguardanti lo scandalo sessuale che ha coinvolto il premier. Polemiche sono sorte anche dopo la decisione della Rai di non pubblicizzare sulle reti nazionali il documentario Videocrazy, che ricostruisce la crescita dei canali Mediaset e del sistema televisivo italiano. Secondo la Rai il film è “un inequivocabile messaggio politico e di critica al governo”.
Occhi puntati anche sulla vicenda che ha portato alle dimissioni del direttore di Avvenire Dino Boffo, accusato da Il Giornale del neo direttore Vittorio Feltri di essere un “noto omosessuale” e per giunta molesto. Le querele e i tentativi di controllare l'informazione, i forti attacchi scagliate dalle pagine dei quotidiani vicini al Governo volti a “sputtanare”,-secondo il direttore de Il Riformista Antonio Polito-, “quelli che hanno criticato il Cavaliere”, sembrano, per i fautori della libera informazione, misure per ridurre la stampa al silenzio.
La manifestazione del 19 settembre è  soprattutto in difesa dell'articolo 21 della Costituzione, che sancisce il diritto dei cittadini di esprimere la propria opinione mediante scritto, parola o altro mezzo di diffusione. Senza censure e senza bavagli.

                                                                                                                         Gerardo Adinolfi
                                                                                                                          gerrino@hotmail.it

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SOCIETA'
6 maggio 2009
Pino Maniàci, giornalista abusivo

 
Giornalista antimafia? No, abusivo. Pino Maniaci, direttore di Telejato dovrà presentarsi l'8 maggio in Tribunale per rispondere all'accusa di esercizio abusivo della professione giornalistica.
L'Ordine dei giornalisti della Sicilia si è costituita parte civile citando in giudizio Maniaci per la seconda volta.

L'abusivo giornalista siciliano era stato già assolto nel luglio scorso da questa accusa ma l'Ordine regionale, in contrasto con i vertici nazionali, proprio non si rassegna a considerare Maniaci un giornalista senza tesserino.
Ma il coraggioso giornalista, perchè di questo si tratta, si dichiara tranquillo e non preoccupato. Sono ben altri i problemi che Maniaci ha affrontato e si trova ad affrontare ogni giorno a causa del suo lavoro.
Telejato, l'emittente televisiva di Partinico(Palermo) si configura come una vera e propria tv antimafia. Maniaci è stato più volte minacciato, querelato e condannato dai boss di Partinico per la sua attività di denuncia del potere mafioso.

Numerose le intimidazioni subite nel corso degli anni, fino all'aggressione fisica subita da Maniaci nel gennaio 2008, per opera del figlio minorenne di un boss locale.
Anche il Consiglio Nazionale dell'Ordine dei giornalisti ha manifestato "viva preoccupazione per le minacce della criminalita' organizzata a 'Telejato”, invitando le autorità a proteggere il direttore e i suoi collaboratori che sono diventati,con il loro operato, un punto di riferimento per le persone “oneste”.

Criticare e attaccare la malavita organizzata e i boss del territorio non basta,però, per essere considerati giornalisti. Eppure lo stesso Maniaci ha ricevuto dall' Unci la tessera onoraria dell'associazione ed è considerato “come punto di riferimento di tanti cronisti italiani”, secondo le parole di Giuseppe Giulietti, portavoce di Articolo21.
Un'informazione libera, quella di Telejato, che rappresenta il giornalismo che in Italia troppo spesso non viene fatto.

Secondo Freedom House l'Italia è un paese partly free, parzialmente libero in riguardo alla libertà di stampa. Tra i motivi, oltre al conflitto di interessi di un Presidente del Consiglio che controlla buona parte degli organi informativi italiani, anche la presenza della criminalità organizzata contro cui Telejato da sempre si batte.
Pino Maniaci, giornalista antimafia abusivo, così come lo erano Giancarlo Siani e Peppino Impastato.
Siani, ucciso dalla camorra prima ancora di essere assunto da Il Mattino. Impastato, che con la sua Radio Aut sbeffeggiava i boss mafiosi.
Ufficialmente non erano ancora giornalisti. Eppure hanno rappresentato come il giornalismo deve essere. Perchè non serve una tessera per fare di un uomo un giornalista.

                                                                                            
Gerardo Adinolfi
                                                                                             ( gerrino@hotmail.it)
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CULTURA
29 marzo 2009
Al via il Festival Internazionale del Giornalismo


Sarà presente anche L'Informale alla 3a edizione del Festival Internazionale del Giornalismo in programma a Perugia dal 1 al 5 aprile.

Cinque giorni di incontri, presentazioni e dibattiti tra professionisti del mondo del giornalismo e appassionati di informazione. Ospiti illustri provenienti dalle maggiori testate del mondo: Seymour Hersh del “New Yorker”, o Javier Moreno direttore de “El Pais”, ma anche italiani del calibro di Sergio Romano, Michele Serra, Marco Travaglio e Peter Gomez.

Uno spazio importante è dedicato alla lotta dell'informazione contro le mafie. Nel corso dei vari dibattiti organizzati prenderanno la parola,tra gli altri, Lirio Abbate, cronista dell'Ansa che vive da anni con la scorta, Roberto Morrione, Peter Gomez e la giornalista tedesca Petra Reski, “corrispondente del quotidiano tedesco Die Zeit e autrice di Mafia, un libro-inchiesta sulla più importante organizzazione criminale tedesca: la ‘ndrangheta calabrese Dall’uscita del libro la giornalista è costretta a vivere sotto scorta” (www.festivaldelgiornalismo.com).Altra tematica importante e estremamente attuale riguarda il rapporto tra il giornalismo e l'on-line. Nella mattinata di venerdi 3 aprile verrà infatti esaminato il caso e il successo del Blog di Beppe Grillo, secondo la testimonianza di Marco Travaglio.

Lo stesso Travaglio e Peter Gomez saranno protagonisti venerdi sera, quando i due giornalisti analizzeranno 15 anni di Storia d'Italia secondo le loro indagini e riflessioni.Durante l’ultimo giorno del Festival, invece, sarà organizzato un Mediacamp, ovvero un Barcamp sullo stato attuale dei media. La particolarità del Barcamp è che non ci sono spettatori, ma tutti possono partecipare e intervenire, secondo il vero spirito del giornalismo partecipativo.

Il Festival Internazionale del giornalismo rappresenta un'importante punto di incontro per parlare di informazione, in un periodo in cui si afferma che “il giornalismo sta morendo”, e in cui la libertà di stampa viene sempre messa più in discussione.

Se in Italia nessuno sembra accorgersene, o forse nessuno a nessuno conviene accorgersene, all'estero la difficile situazione della stampa italiana fa scalpore.

In un articolo pubblicato su El Pais del 21 marzo scorso il giornalista Miguel Mora ha affermato che “il governo manovra per piazzare uomini di fiducia a capo dei giornali di maggior prestigio”.(www.italiadallestero.info) In Italia, state sicuri, una frase simile non la leggereste spesso sui giornali.

                                                                                                        Gerardo Adinolfi

gerrino@hotmail.it

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SOCIETA'
18 marzo 2009
"Perchè la mafia è una montagna di merda!"


“Per amore del mio popolo non tacerò”. Con queste parole Don Peppe Diana aveva deciso di non restare in silenzio e combattere la camorra. Don Diana venne ucciso il 19 marzo 1994, nella sua Chiesa per aver aperto gli occhi dei suoi concittadini di Casal Di Principe, nel casertano ed averli invitati ad opporsi alle logiche camorristiche dando vita alla più numerosa manifestazione antimafia mai avuta in città.A 15 anni dal suo assassinio le sue parole continuano a percorrere le strade di Casal di Principe, dove proprio il 19 marzo inizierà la tre giorni di manifestazioni per la XIV Giornata in memoria delle vittime di tutte le mafie.

Quest'anno è stata scelta Napoli come città ospitante della manifestazione del 21 marzo, dove un corteo attraverserà la città partenopea mentre verrano letti ininterrottamente i nomi delle 900 vittime delle mafie: tra giornalisti, magistrati, imprenditori, semplici cittadini. Certo, le vittime non sono 900, sono molte di più. Innocenti che molto spesso sono stati dimenticati o di cui la stampa non ha neanche accennato.

Come si comporteranno questa volta i media? Daranno rilievo alla manifestazione o faranno ancora una volta finta di niente?L'indifferenza dei media nei confronti del problema mafia non è nuovo. Molte, troppe volte la stampa e le televisioni hanno girato il volto dall'altro lato. Un omicidio di mafia viene relegato in un semplice trafiletto. I processi non sono meritevoli di essere raccontati,non garantiscono i giusti ascolti come quelli di cronaca nera. Guai a informare sul maxiprocesso contro i casalesi tralasciando l'ennesimo servizio sull'omicidio di Perugia. La mafia spesso non è considerata un problema nazionale, ma solo del Sud. Quando il libro di Roberto Saviano, Gomorra, è stato adattato al teatro qualcuno ha obiettato che lo spettacolo potesse essere esportato in tutti i teatri d'Italia: “L'argomento non interessa”, si diceva.

Eppure ci sono numerosi giornalisti che combattono quotidianamente contro la criminalità organizzata. E per questo sono costretti a vivere sotto scorta e a mettere a repentaglio la loro incolumità. Perchè le mafie devono essere combattute, e per fare ciò c'è bisogno anche dell'aiuto dello Stato. Ma come si può pretendere che lo Stato le possa combattere se in Parlamento siedono politici che hanno festeggiato con i “cannoli” perchè condannati a soli 5 anni per favoreggiamento "semplice" e non "aggravato" alla mafia? O che dichiarano che “la mafia esiste e dobbiamo imparare a conviverci”?

No, non dobbiamo e vogliamo conviverci. Perchè come gridava Peppino Impastato contro il boss Tano Badalamenti “La mafia è una montagna di merda!” E noi, su questa montagna, non vogliamo salirci, ma demolirla.

                                                                                          Gerardo Adinolfi

                                                                                          gerrino@hotmail.it


    
    




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