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Tutto quello che non dovreste sapere
POLITICA
30 dicembre 2009
Se i desideri rimangono gli stessi
Esattamente un anno fa, scrissi un post sul mio vecchio blog (Liberi e senza padroni) dal titolo "I miei desideri per il 2009".
Voglio riproporvelo qui di seguito. E' passato un anno, ma in realtà i desideri sono più o meno rimasti uguali ad allora.
 
Ho tanti desideri per l'anno che verrà.
Tanti e difficilmente realizzabili. Ma come diceva Tonino Guerra in un noto spot pubbicitaro "l'ottimismo è il profumo della vita", e allora ottimista voglio essere.
Ecco i miei desideri venturi.
 
Vorrei un Parlamento composto da gente onesta, da persone con la fedina penale pulita.
Vorrei un Presidente del Consiglio senza conflitti di interessi, reati a carico, immunità totale e tessera n°1816 della Loggia P2 in tasca.
Vorrei che le persone si indignassero vedendo i propri rappresentanti in Parlamento "sporchi" di reati e che non dicano sempre "tanto sono tutti uguali".
Vorrei che all'interno della sinistra non ci siano sempre litigi.
Vorrei che Veltroni facesse opposizione reale, prendendo esempio da Di Pietro ma vorrei anche che il figlio dell'ex-pm non usasesse il telefono per raccomandare certi amici suoi a Mautone.
Vorrei che il Lodo Alfano fosse abolito.
Vorrei un Presidente della Repubblica come Sandro Pertini, non uno che firmi tutte le leggi vergogna senza battere ciglio.
Vorrei che non esistessero partiti xenofobi come la Lega Nord, nè partiti assurdi come il Movimento per l'Autonomia.
Vorrei che si osannasse l'unione d'Italia e Garibaldi.
Vorrei un Parlamento con un ricambio generazionale.
Vorrei un Parlamento senza Cuffaro, Andreotti, Dell'Utri e tutti gli altri politici collusi con la mafia, ma anche un Parlamento senza tangentari.
Vorrei dei partiti con ideologie precise e non solo con idee che si riferiscono ai propri interessi.
Vorrei che l'aggettivo "giustizialista" fosse classificato come positivo e non come negativo.
Vorrei una migliore informazione sui media tradizionali, stampa e radiotelevisione ma vorrei anche dei giornalisti veri, che non sottostiino ai propri editori, comandati a loro volta da banche e pariti. Vorrei un'informazone vera.
Vorrei che la gente leggesse più libri e giornali e che si affidasse meno alla Tv.
Vorrei che Europa 7 trasmettesse liberamente su scala nazionale a scapito della rete abusiva Rete4.
Vorrei che questa dannata crisi ecomica passasse in fretta ma vorrei anche dei provvedimenti seri per far fronte ad essa e non solo una semplice social card da 40 euro mensili. Magari si potrebbero tagliare gli stipendi ai politici, con tutti i privilegi annessi.
Vorrei che il premier mettesse al primo posto, come priorità da attuare, il risolvimento della suddetta crisi e non la riforma della giustizia e le intercettazioni.
Vorrei un premier che si facesse processare.
Vorrei che le intercettazioni fossero utilizzabili anche in futuro per tutti i reati, e non solo per quelli da 15 anni in sù (praticamente nessuno) ma vorrei anche una maggiore discretezza, per quanto riguarda le testate giornalistiche, sulle pubblicazioni delle intercettazioni.
Vorrei una buona riforma della giustizia, con aumento del personale giudiziario, con maggiore informatizzazione del cartaceo, con velocizzazione della burocrazia e non una riforma che faccia sì che il Governo di turno decida le indagini da attuare, facendo sì che l'inizio delle inchieste venga deciso solo dalla polizia giudiziaria (dipendente appunto dall'esecutivo) e non dai pm.
Vorrei tanti magistrati come De Magistris e la Forleo o Falcone e Borsellino.
Vorrei anche che la Magistratura facesse meno errori ma anche che non venisse sempre etichettata in mal modo dai nostri colletti bianchi, che santi non sono.
Vorrei che dei politici persequitabili come la gente comune. Vorrei che non esistesse nessuna Giunta delle autorizzazioni a procedere nelle due diverse Camere.
Vorrei che Obama risolvesse non solo i problemi deli USA ma anche del mondo.
Vorrei che cessassero le guerre, in ogni parte del mondo, non solo in Mediorente ma anche in Africa.
Vorrei un carcere pieno di persone implicate in reati finanziari e non un carcere pieno solo di tossicodipendenti ed extracomunitari.
Vorrei che si trovasse una cura per il cancro, maledetta malattia che uccide sempre di più.
Vorrei che la Chiesa cambiasse registro. Anzi non vorrei proprio la Chiesa: cattolicesimo (anche se sono ateo) sì, Chiesa no.
Vorrei vivere in un'Italia laica e non cattolica.
Vorrei uno Stato dove si possa trovare lavoro per meriti e senza raccomandazione.
Vorrei che il Sud crescesse economicamente ma vorrei anche un Italia senza criminalità organizzata.
Vorrei un ambiente più sano e un clima migliore.
Vorrei che non ci fosse il surriscaldamento della Terra; quindi vorrei una maggiore attenzione umana a ciò che ci circonda.
Vorrei un cambiamento vero!

 

Lorenzo Chiavetta

(lorenzo8619@hotmail.it)

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20 dicembre 2009
Rieccoci
Lo studio e gli esami universitari ci hanno impegnato parecchio. Siamo stati assenti molti giorni, ma da oggi contiamo di ritornare ad aggiornare il blog.

La redazione



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SOCIETA'
1 ottobre 2009
I dieci comandamenti dell'antimafia - Salvo Vitale
Salvo Vitale, amico intimo e collaboratore di Peppino Impastato, ha redatto i dieci comandamenti dell'antimafia, un bellissimo documento da leggere che ci è stato donato da Pino Maniaci, conduttore del telegiornale siciliano Telejato, egli stesso vittima di aggressioni mafiose.
Questi comandamenti sono una sintesi di più emozioni e comportamenti: qualche sorriso, magari amaro; rabbia, voglia di cambiamento.

I dieci comandamenti dell'antimafia


(Salvo Vitale)

I - Se incontri un mafioso girati dall'altro lato e sputa (comunque non sputargli in faccia:                    correresti il         rischio di beccarti una pistolettata);

II -  Se il mafioso ti chiede il pizzo tu raddoppia, cioè chiedigli il doppio di quanto lui pretende: se      gli fai      vedere di aver paura sei già nelle sue mani; dopo di che denuncialo: chi paga e accetta di pagare     diventa un finanziatore della mafia, e quindi un suo complice;

III - Se ti accorgi che le forze dell'ordine non sono in grado di proteggerti, evita di farti ammazzare e       comunque cerca un modo per proteggerti: per esempio, è bene avere un amico cui raccontare       tutto ed a cui rivolgerti in caso di bisogno. Se poi è un amico che sa difendersi e sa difenderti,            meglio;

IV - Non aspettare che siano gli altri a liberarti dalla mafia: i giudici e le forze dell'ordine fanno il possibile, ma anche tu devi fare qualcosa. In questa partita hai l'obbligo di essere un giocatore, non uno spettatore;

V- Ricordati di ricordare le date in cui sono state uccise le vittime della mafia: ricordare l'efferatezza di certi crimini aiuta a far crescere la rabbia. Noi non dimentichiamo;

VI - Il mafioso non è un uomo d'onore nè un padre protettore: è un delinquente che, come le zecche, succhia il sangue e si arricchisce sul lavoro degli altri. Stanne alla larga.

VII - Se sai che il supermarket, il negozio presso cui ti servi, la pompa di benzina o il titolare del cantiere presso cui ti servi pagano il pizzo o sono, in qualche modo collusi con i mafiosi, non andarci: porti denaro nelle loro tasche;

VIII - Il traffico delle droghe, dalla cannabis all'hashish alla cocaina, all'eroina all'estasi al crack e altre porcherie del genere che spuntano ogni giorno, è interamente nelle mani della mafia: anche qua devi essere cosciente di essere un cliente dei mafiosi e di portar loro il tuo denaro;

IX - Guardati intorno e impara a identificare i mafiosi (persone, ditte, imprese) che "governano" il tuo territorio e fanno affari secondo metodi che apparentemente sono normali: cerca di costituire poi, assieme ad altri che sono d'accordo con te, l'opposizione. E' importante non essere soli in questa battaglia;

X - Il mafioso è un uomo come tutti gli altri: se non lo accetti e ti metti in testa che la mafia non è invincibile, puoi vincere. Quando vai a votare ricordati che esistono partiti che sono veri e propri covi di mafiosi e che la mafia va a braccetto con gran parte dell'attuale classe politica. Il detto "na manu lava l'autra e tutti dui lavanu a facci" (una mano lava l'altra ed entrambe lavano la faccia, ndr), non ti fa lavare la faccia, ma te la fa sporcare di più, te la fa sporcare di merda.

Segnalazioni
- Salvo Vitale e la sincerità per niente smemorata. Tipologie dell'antimafia su www.giuliocavalli.net


La redazione
politica estera
17 settembre 2009
17 settembre 2009
La redazione dell'Informale intende esprimere la propria solidarietà alle famiglie e ai cari dei soldati caduti oggi in Afghanistan, con la speranza che questo stillicidio possa terminare il prima possibile.

                                                                                                          La Redazione



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DIARI
13 settembre 2009
I 17 comandamenti del giornalismo in Rete

Un elenco, un manifesto redatto da 15 blogger e giornalisti di punta tedeschi su quello che è, e dovrebbe essere, il giornalismo e l'informazione on-line.

I 17 PUNTI:

1. "Internet è diverso" Il nuovo mezzo di comunicazione è molto differente rispetto agli altri media. Chi vuol lavorare nel campo dell'informazione deve adattare i propri metodi di lavoro alla realtà tecnologica di oggi invece di ignorare e contestare il mondo multimediale. Bisogna produrre prodotti giornalisti nuovi e migliori.

2. "Internet è un impero mediatico tascabile" Grazie a internet è possibile fare dell'ottimo giornalismo anche senza immensi investimenti. Il web riorganizza le strutture esistenti dei media abbattendendo gli antichi confini che esistevano tra giornali, televisione, radio etc.

3."Internet è la nostra società e la nostra società è internet"  Wikipedia, YouTube e i social network sono diventati una parte della vita quotidiana per la maggioranza delle persone nel mondo occidentale. I mezzi di comunicazione, se intendono sopravvivere alla rivoluzione tecnologica contemporanea, devono capire i legittimi interessi dei nuovi utenti e abbracciare le loro forme di comunicazione.

4. "La libertà di internet è inviolabile" Il giornalismo del XXI secolo che comunica digitalmente deve adattarsi all' architettura aperta di Internet. Non è ammissibile che si limiti questa libertà in nome di interessi particolari commerciali o politici, spesso presentati come interessi generali. Bloccare parzialmente l'accesso a internet mette a repentaglio il libero flusso delle informazioni e il diritto fondamentale di informarsi.

5. "Internet è la vittoria dell'informazione" Per la prima volta grazie a Internet l'utente può scegliere realmente come informarsi e attraverso i motori di ricerca attingere a un patrimonio d'informazione immenso.

6. "I cambiamenti apportati da Internet migliorano il giornalismo" Grazie a internet il giornalismo può svolgere un'azione socio-educativa completamente nuova. Ciò significa presentare notizie in continuo cambiamento attraverso un processo inarrestabile. Chi vuol praticare il giornalismo deve essere stimolato da un nuovo idealismo e capire che le risorse offerte da internet sono un incredibile stimolo a migliorare.

7. "La rete richiede collegamenti" La rete è fatta di collegamenti. Chi non li usa si autoesclude dal dibattito sociale e ciò vale anche per i sitiweb dei tradizionali mezzi di comunicazione.

8. "Linkare premia, citare abbellisce" Chi fa giornalismo online deve offrire all'utente un prodotto sempre più completo. Linkare le fonti e citarle permette di conoscere direttamente e più ampiamente i temi di cui si dibatte.

9. "Internet è la nuova sede per il discorso politico" Il giornalismo del XXI secolo deve fare in modo che il dibattito politico si trasferisca sempre di più sulla rete così il pubblico potrà partecipare direttamente ai discorsi politici e dire la sua.

10. "Oggi libertà di stampa significa libertà d'opinione"  I giornalisti non devono temere che la rete possa sminuire il loro compito di selezionare le notizie e informare. La vera dicotomia che invece internet realizza è quella tra il buon e cattivo giornalismo.

11. "Sempre di più: le informazioni non sono mai troppe" Sin dall'antichità l'umanità ha capito che più informazioni si hanno più è grande la libertà. Internet è il mezzo che può più di tutti può allargare la nostra libertà.

12. "La tradizione non è un modello di business" Come dimostra già la realtà odierna è possibile fare buon giornalismo su internet e guadagnare denaro. Non bisogna ignorare lo sviluppo tecnologico solo perché secondo alcuni distruggerà le aziende giornalistiche, ma bisogna avere il coraggio di investire e ampliare la piattaforma multimediale.

13. “Il diritto d'autore diventa un dovere civico su Internet” La rete deve rispettare il diritto d'autore, ma anche il sistema del copyright deve adattarsi ai nuovi modelli di distribuzione e non chiudersi nei meccanismi di approvvigionamento del passato.

14. "Internet ha molte valute" Il modo più tradizionale di finanziare i giornali online è attraverso la pubblicità. Altri modi per finanziare i prodotti giornalistici devono esseri testati.

15. “Cio' che rimane sulla rete resta sulla rete” Il giornalismo del XXI secolo non è più qualcosa di transitorio. Grazie alla rete tutto rimane nella memoria degli archivi e dei motori di ricerca e ciò fa in modo che testi, suoni e immagini siano recuperabili e rappresentino fonti di storia contemporanea. Ciò stimola a sviluppare un livello qualitativo sempre migliore.

16. "La qualità resta la più importante delle qualità" Le richieste degli utenti sono sempre maggiori. Perché un utente resti fedele ad un particolare giornale online, quest'ultimo deve garantire qualità e soddisfare le richieste del lettore senza rinunciare ai propri principi.

17. "Tutto per tutti" Internet ha dimostrato che l'utente giornalistico del XXI secolo è esigente e nel caso di un dubbio su un articolo è pronto a studiare la fonte per essere maggiormente informato. I giornalisti del XXI secolo che il lettore cerca non sono quelli che offrono solo risposte, ma quelli che sono disposti a comunicare e a indagare.

La redazione

SOCIETA'
1 settembre 2009
Riflessioni estive

In questo periodo estivo, per tutti noi de “L’informale”, è davvero dura trovare un po’ di tempo per scrivere. Io e Cape siamo prossimi alla laurea, mentre Rosario e Gerardo (i nostri dottori in Scienze della Comunicazione) si stanno preparando per sostenere i test di ammissione alla scuola di giornalismo. Per questi motivi, ritengo sia doveroso scusarci con voi lettori per la nostra assenza, ma siamo sicuri (e questa è una promessa) che, a partire da questo mese, saremo molto più presenti.

Detto questo, oggi, più che scrivere un articolo, voglio riportare delle cose che mi sono capitate di recente e che meritano riflessione.
Due giorni fa, ho intrapreso un lungo viaggio in treno, da Roma a Taormina. Nel mio compartimento, insieme a me, ha viaggiato un anzianotto signore di 63 anni, il quale, per buona parte del viaggio, non ha fatto altro che parlare male degli extracomunitari, affermando che:
1.        senza di loro si sta meglio;
2.       quando si tolgono le scarpe in treno puzzano da morire;
3.        “con tutti ‘sti rumeni e ‘sti negri non si po annari cchiù mancu a mari”.
Quest’ultima frase mi ha fatto molto male, soprattutto l’uso di quel termine, “negri” (non “di colore” o “neri”, proprio “negri”!), così volutamente rimarcato e cercato. Avrei voluto ribattere dicendo che:
1.       spesso gli immigrati fanno i lavori che noi Italiani ci rifiutiamo di fare; 
2.        vengono iper-sfruttati dagli imprenditori con minimi salari pagati in nero;
3.       centinaia di loro rischiano la vita per arrivare nel Bel Paese (vedi il Canale di Sicilia), scappando da Paesi poveri dove vengono torturati e spesso ammazzati e dove la democrazia è solo un miraggio.
Non l’ho fatto: sarebbe stato solo fiato sprecato.
Infine, un’altra osservazione. Durante l’estate, ho lavorato in un’edicola cui di rimpetto è situata una chiesa. Bene. Tutti i sabati e le domeniche viene celebrata la messa. E fin qui nulla di anormale. Se non fosse che al di fuori della struttura sono ubicate delle enormi casse audio foniche, che fanno sì che “la parola del Signore” raggiunga, ad altissimo volume, tutti coloro che sostano fino a 70 metri dalla Chiesa.
È una cosa democratica nei confronti di coloro che sono devoti ad altre religioni? Perché una persona che non è cattolica né tantomeno cristiana, che magari sta gustando un gelato in un bar nei pressi della chiesa, deve sorbirsi i canti del coro o l’omelia del parroco di turno?
Io non ho saputo rispondere. Provateci voi.
Lorenzo Chiavetta
 
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DIARI
26 luglio 2009
Un pò di vacanza...
Ciao a tutti,
anche noi dell'Informale abbiamo bisogno di un pò di vacanza, quindi non pubblicheremo per un pò. Ci vediamo dopo il 15 di agosto.
Buone vacanze!

La redazione



permalink | inviato da Ros_ il 26/7/2009 alle 18:53 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
diari di viaggio
19 aprile 2009
Cronaca di un viaggio incredibile (2°parte)
Come promesso eccovi la seconda parte del racconto. Buona lettura!

23:58. Si rompe il ghiaccio. Discutiamo di pesce. Si ride, anche se la 45enne non parla e non si muove. Inizio a pensare che abbia una paresi facciale. La mia dirimpettaia, al contrario, ha una parlantina particolare. E' mezza romana e mezza siciliana. Di colpo un miracolo: la statua parla! E’ viva! Scopriamo che la dirimpettaia ha 29 anni (io le davo 40 anni), studia lettere ed è fidanzata da 13 anni. Narra le sue vicende personali con una certa foga e con un linguaggio particolarmente colorito (Minchia e testa di cazzo tra le parole rimarcate). Non riesco a partecipare alla discussione, non mi sento coinvolto o semplicemente non me ne frega nulla. Michela sembra interessata e partecipa di tanto in tanto con le solite frasi di circostanza: "Si certo", "Va beh", "Come no". Escono fuori alcuni luoghi comuni che mi danno fastidio e che sento ormai da anni, del tipo che in paese la mentalità è diversa o che in Sicilia la mentalità è chiusa.

00:16. Siamo a Villa San Giovanni. La dirimpettaia continua a parlare. Ogni tanto dice: "mentalità di giù" e mi arrabbio parecchio. Altra frase indisponente: "i nonni siciliani sono ancora più all'antica". Grrrr! Gli spostamenti per ricollegare le vetture sono alquanto fastidiosi. La discussione diventa hot. La dirimpettaia parla dei controlli sessuali da parte della suocera e qui mi fermo. L'anziana sostiene che "purtroppo nei paesi è così". Interviene Michela a smorzare gli animi, affermando che la mia famiglia è molto aperta (se non si era capito, sono siciliano e provengo da un piccolo paesino della provincia di Catania). Grazie amore! Mi verrebbe voglia di parlare di politica, ma è probabile che i miei compagni di viaggio sappiano a malapena chi è il Presidente della Repubblica.

0:55. Partiamo in orario da Villa.

00:57. Spegniamo la luce e cala il silenzio. Sto vicino al vetro. Il finestrino è ancora aperto e l'aria che entra fa molto rumore. Così sarà impossibile dormire. La vecchia si è persa il marito. E' andato in bagno e non è più tornato (per la serie "vado a comprare le sigarette"). La donna va a cercarlo preoccupata. Va segnalato che nella mia carrozza entrambi i bagni sono fuori uso. Dopo 10 minuti di ricerca, l'uomo viene ritrovato: sta facendo la fila, da mezzora, per usare la toilette in una carrozza vicino. Ho il presentimento che il treno vada a carbone, come quelli del vecchio Far West.

01:14. Su sollecitazione dei miei compagni di viaggio, chiudo il finestrino. L'uomo è tornato. Tolgo le lenti e provo a dormire.

01:23. Veniamo svegliati dal controllore, anche stavolta donna. Diciamo che i nostri biglietti sono stati controllati e la capotreno va via. Penso che se ci fosse stato uno di noi senza biglietto, l'avrebbe fatta franca tranquillamente ma per fortuna noi siamo gente onesta. Mi colpisce l'educazione del funzionario Fs, che prima di chiedere il biglietto ha bussato docilmente. E' la prima volta che mi succede in tanti anni. Generalmente, i controllori accendono la luce rocambolescamente, svegliando tutti di soprassalto e urlando "biglietti!". Per carità, è il loro mestiere, ma il bon ton è sempre ben accetto.

Non so che ora sia. Cambio ripetutamente posizione per dormire. Ho dolori dappertutto. Il collo è indolenzito. Il treno si è fermato numerose volte, forse per qualche incrocio.

03:26. Siamo fermi a Paola. Fermata fuori programma. La sosta non è prevista nell'itinerario. Ripartiamo in maniera molto molto rude. Tutti svegliati. Maledetto macchinista. Ma chi sei? Niki Lauda?

05:31. Altra fermata fuori programma. Guardo il cartello fuori: Salerno. Penso che sicuramente è una bella città ma penso anche che, senza meritarlo, mi ha ferito tanto e mi ferisce tuttora. Ma questa è un'altra storia. Siamo forse in anticipo?

05:46. Ho sognato di giocare con Davide, il mio compagno di stanza, a Pes. Mi risveglio con le solite scosse causate dal macchinista. Manca poco a Napoli, dove è prevista, stavolta sì, la fermata del treno. Intanto, sorge l'alba.

06:05. Napoli. Siamo in anticipo di 25 minuti. Il mio collo è distrutto. Siamo tutti con gli occhi aperti. La 45enne è scesa. Si sentono voci napoletane nel corridoio. Passa un abusivo a vendere acqua, caffè e panini. Udire la sua rauca voce alle 6 del mattino, dà davvero ai nervi. Su tutta la carrozza, mi sembra di capire, non vende nemmeno un biscottino. La mia dirimpettaia mangia i Ritz, a suon di "Crounch, crounch". "Che bel risveglio", penso tra me e me. Inizio a sbadigliare. Il viaggio non è ancora finito. Mancano due ore e mezzo, ma sarà dura digerirle. Ritorna l'abusivo. Ferma una persona nel corridoio. "U voi ‘n cafè? 1 euro e 50" e l'altro risponde: "No, grazie". E l'abusivo "Ma quannu vu pigghiat u cafè? Quand murite?". E non è finita. Non rassegnato, l'abusivo effettua il suo terzo giro. Ormai la sua voce è nel mio cervello. Riesce a vendere un caffè a un euro, dopo aver contrattato con un cliente.

06:27. Arriva un nuovo compagno di viaggio. E' un ragazzo giovante, tra i 25 e i 28 anni che parla spagnolo al telefono. Penso che potrebbe piacere alla mia ragazza e inizio a fissarla per cogliere qualche sguardo sospetto. Non colgo nulla.

06:43. Partiamo con un quarto d'ora di ritardo. Ormai è giorno. Mi colpisce il paesaggio napoletano. Splendide case si alternano a un grande degrado. Riprendo a leggere il mio libro fitto di intercettazioni parlamentari mentre Michela, tanto per cambiare, riprende a studiare. Improvvisamente i freni emanano una puzza tremenda. Mi viene in mente ciò che mi ha detto il mio caro amico Cape. Secondo lui, i vecchi treni (e questo lo è di certo) hanno i freni in amianto e la cosa mi terrorizza. Speriamo si sbagli. Non bastasse il ritardo, ci fermiamo ad Aversa (fermata non in programma), per minuti interminabili. Provo ad appisolarmi un po'. Arrivati a Formia, la coppia di anziani ci saluta. A dargli il cambio, due ragazzi ben vestiti. Siamo sempre in 6. Fuori c'è il sole e all'orizzonte vedo il mare di Formia.

Ripartiamo alle 7:46. C'è un bel viavai di studenti. Probabilmente, vanno all'università di Roma. Alle 8, chiama il papà di Michela: è già in stazione ad aspettarci, quasi un'ora prima del nostro arrivo. Contento lui... Certo, è d'obbligo il paragone con mio padre, il quale viene a prendermi a Taormina sempre un quarto d'ora dopo l'orario di arrivo. La mia dirimpettaia dorme in una posa molto plastica: testa protesa verso l'alto e bocca aperta a metà. Perdipiù, russa pure. Le mie gambe sono atrofizzate. Da 10 ore sono seduto. Non vado al bagno da mezzanotte. Desidero un letto con tutto me stesso. Mi sento un po' umiliato a viaggiare su ‘sto sudicio carro bestiame.

08:35. Siamo a Latina. Il ritardo è sempre di 15 minuti. C'è tantissima gente alla stazione.

08:38. Ripartiamo. Mi chiedo come sia possibile che nel 2009 certi treni siano ancora in circolazione. Perché la dignità dei siciliani, e di tutto il Sud, deve essere calpestata in tal modo? Penso alll'Alta Velocità, sui cui ho avuto la fortuna di viaggiare, bella e spaziosa, dove in prima classe vengono distribuiti gratuitamente giornali, bevande e caramelle. E' presente anche il vagone ristorante. Qui, invece, niente vagone ristorante, niente prima classe, niente giornali, niente caramelle. In compenso, però, l'abusivo venditore di caffè. Questa è l'Italia.

Roma è ormai vicina. Si intravedono gli antichi acquedotti romani. Siamo stremati. Dormo poggiando la mia testa su quella di Michela. Ci reggiamo a vicenda.

09:03. Sto ancora in treno. L'arrivo era previsto per le 08:56.

09:09. Intravedo il cartello "Roma Casilina". Mancano 5 minuti. Devo resistere, devo resistere, devo resistere! Non posso mollare adesso.

09:16. Ce l'abbiamo fatta. Siamo a Termini. Ci affrettiamo a scendere dal treno. Lo sconforto dei nostri visi si tramuta in un forte senso di liberazione. "Vittoria" "Vittoria". 11 ore e 25 di viaggio e siamo vivi. Solo 20 i minuti di ritardo. Di questi tempi, ci è andata bene.

Lorenzo Chiavetta
(
lorenzo8619@hotmail.it)

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diari di viaggio
18 aprile 2009
Cronaca di un viaggio incredibile (1°parte)


Quello di seguito, non è un vero articolo. E' un'esperienza che ho realmente vissuto qualche giorno fa e che sono sicuro avrà anche vissuto buona parte dei nostri lettori. Per questo, ho pensato di renderla pubblica sull'INFORMALE. Per molti, vista la lunghezza, risulterà noiosa e di questo mi scuso. Ciononostante, spero che vi appassioni. Ho diviso l'inverosimile racconto in due parti. Oggi pubblico la prima. Chi lo vorrà, troverà la seconda parte domani, sempre su http://informale.ilcannocchiale.it
Buon Divertimento!

Ore 21:25. Mi trovo alla stazione di Taormina-Giardini. Sto aspettando il treno che mi porterà a Roma: il "fantastico" Espresso Bellini 1938, composto da più di 10 vagoni, misti a cuccette (solo seconda classe), posti a sedere (solo seconda classe) e vagoni letto (prima e seconda classe… peccato siano sempre vuoti). Insomma; un treno lunghissimo che in alcuni giorni della settimana si stira ancora di più, essendo adibito al trasporto delle automobili.

Io e Michela, la mia ragazza, viaggeremo sui posti a sedere. Siamo arrivati in anticipo (colpa mia: ho sempre paura degli inconvenienti che possono capitare per strada). La partenza da Taormina è prevista alle 21:52 quindi ci aspetta una mezzoretta di attesa. Nel frattempo, mi fermo a riflettere sul nome del treno. Ma come si fa a chiamare Espresso un treno che arriva al massimo a 160 km orari e che per percorrere 740 km circa impiega tra le 10 e le 11 ore? Bah... sorvoliamo.

21:55. Arriva il treno, affollatissimo di gente. Iniziamo bene. La nostra carrozza è la numero 4. La porta, che non ha apertura elettronica ma è apribile manualmente girando una maniglia che avrà si e no un secolo, non si apre: è ostruita da un bagaglio all'interno. Alla fine riusciamo ad entrare. Tra la confusione non riesco a salutare mio padre. Pazienza. Ci sentiremo per telefono. Ci avviamo ai posti. Stiamo al centro del treno: posti 63 e 65. Il corridoio da attraversare è strettissimo, passa a malapena una persona e, non bastasse ciò, è cosparso di bagagli e di persone che stanno in piedi. Già, perché Trenitalia, per questo tipo di treno, stampa biglietti sine die, senza pensare che i posti hanno un numero limitato e che quindi molti poveri cristi, che non richiedono la prenotazione, saranno costretti a viaggiare senza poltrona per una decina di ore. Ma torniamo a noi. Impieghiamo almeno 5 minuti per arrivare al nostro compartimento, sudando 7 camicie. "Permesso", "Scusate", "Ho il posto prenotato, mi fa passare?" "Scusi, eh". E' fatta. Nel compartimento, composto da 6 posti, siedono già in 4: una coppia anziana, una donna sui 45 anni e un'altra ragazza che sembra sui 40 ma poi scoprirò essere 29enne. L'uomo mi dà una mano a sistemare i bagagli. Sono fortunato: c'è ancora un po' di spazio per le nostre valigie. Ci sediamo e fa parecchio caldo. L'aria condizionata funziona a stento. Inoltre, quel poco che arriva, proviene da sotto il finestrino e non, come le vetture normali, dall'alto. Dall'accento, i nostri compagni di viaggio sembrano campani. Forse scenderanno a Napoli.

Lo spazio in cui ci troviamo è davvero ristretto: 6 poltrone in 6 metri quadrati scarsi. Le mie gambe si distanziano da quelle della mia dirimpettaia (l'apparente 40enne) di due o tre centimetri. Guardo il tettuccio. C'è una crepa. I sedili sono blu a pois bianchi. Forse bianchi è un'esagerazione: a guardarli bene sono grigi dalla sporcizia. Penso a ciò che mi ha detto un amico 5 giorni prima di partire: "Le poltrone dell'Espresso sono terribili. Una mia amica ci ha preso le pulci". Che bello sentirsi confortati.

Michela ha iniziato a studiare. Non so proprio come faccia ma l'ammiro per questo. Io provo a leggere un libro su Clementina Forleo.

22:16 All'altezza di Santa Teresa di Riva (ME), ci fermiamo per un incrocio. L'anziana mi chiede se si tratta di una fermata prevista. Rispondo di no. Non tutti sanno che in Sicilia si viaggia ancora, su molte tratte, a binario unico. La linea ferroviaria è quella lasciataci dai Borboni e quindi le fermate per gli incroci sono alquanto frequenti. Altro che ponte sullo Stretto... Scopro che la coppia scenderà a Formia e mi ributto sulla lettura delle intercettazioni dei furbetti del quartierino. Alle 22:25 ripartiamo.

22:38. Arriva il capotreno, anzi la capotreno. "Ci sono biglietti da controllare o tutti controllati?". Vado per rispondere ma mi anticipa la vecchietta: "loro, loro", indicando me e Michela. Ci avrà mica presi per delinquenti? Sto per mostrare i biglietti quando la “controllora” mi dice: "solo se elettronici". E io: "cartacei". Panico. Mi guarda stralunata, come se parlassi un'altra lingua. Silenzio. Mostro il biglietto di Michela e il mio CLC (“carta libera circolazione”, mio padre è ferroviere e quindi viaggio gratis in treno fino a 25 anni. Molti mi odiano per questo).

22:49. Siamo a Messina. Iniziano i primi sbadigli. La stanchezza affiora sui nostri volti ma siamo ancora all'inizio del viaggio. Qualcuno scende a fumare. Michela studia (ma come fa?). La mia dirimpettaia si destreggia col cellulare, inviando sms chissà a chi.

22:53. Terzo sbadiglio della dirimpettaia sul mio viso. Guai a mettere la mano d'avanti eh? Il caldo si sente e la donna sui 45 anni apre il finestrino. Ha un'apertura inferiore ai 45 gradi. Entra un filo d'aria ma neanche me ne accorgo.

23:11. Un addetto Rfi (rete ferroviaria italiana), con una finezza impari, urla: "Chiudere! chiudemu i potti!" e ci avviamo, a passo di lumaca, dentro il traghetto. Scricchiolii e rumori da film horror ci fanno compagnia. Sembra di essere in miniera. Veniamo scossi da alcune ripetute botte che arrivano dal basso.

23:23. Siamo dentro la nave. Decido di salire al bar, convincendo la mia ragazza. Scendiamo dal treno, affrontando nuovamente la valanga umana presente nel corridoio. Sembra un campo profughi. Si viaggia in condizioni penose. Rispetto a questa gente, mi considero un privilegiato a viaggiare sulla mia amata poltrona a pois grigi. Vengo colpito da degli enormi cartelli che fronteggiano i finestrini: "Vietato sporgersi dai finestrini". Posso anche essere d'accordo, ma come si fa a sporgersi da dei finestrini da cui non passa nemmeno una mano o da altri che non sono nemmeno apribili? Mi guardo intorno. La mia carrozza è vecchia ma la nave non scherza. Ad occhio e croce, direi che entrambi risalgono agli anni '70. Salgo le scale che mi portano su’, stordito da un fetore di petrolio e grasso che mi lascia cianotico. Anche qui c'è molta sporcizia. Vado in bagno. I colori sono strani. Il pavimento verde non fa proprio pan dan con il muro bianco. De gustibus. Lo scarico del water non funziona. C'è un'otturazione che fa quasi emergere l'urina e la carta igienica fuori dal bordo. Non me la sento di tirare la catena. Meglio non inondare nulla. Andiamo al bar. C'è un po' di fila ma anche molte persone che si intrufolano abusivamente. I prezzi sono esorbitanti. Paghiamo una bottiglietta d'acqua piccola 1 euro e 50, un pacco di Cipster 2 euro e 50 e uno Snickers 1,20 euro. Nemmeno fossimo a Saint-Tropez. Guardo una vetrina. Dentro, uova di Pasqua di marche sconosciute. Eppure Pasqua è passata da alcuni giorni, ma forse in mare il tempo scorre più lentamente. Mi sposto, insieme alla mia ragazza, sul davanzale, per prendere un po' d'aria. C'è tanta gente intorno a noi, ma in pochi parlano italiano. No, non sono stranieri: parlano tutti dialetto siciliano.

23:46. La nave suona ripetutamente. Motivo? c'è un pescatore in barca sulla traiettoria del traghetto. Fortunatamente si sposta subito. Quando ci avviciniamo, un uomo urla: "E lassili du pisci. Non ti mangiari tutti" e un altro: "Ca non si po' piscari". Guardo lo stretto. E' pieno di piccoli pescatori. Penso che pescare in questo mare non è molto salubre, visto il continuo viavai di navi che di certo non lo rendono pulito. Anche qui, comunque, il pavimento è pieno di crepe. Le panchine sono color avorio e hanno una forma inquietante, a mo' di cassa da morto. Ritorniamo in carrozza.
Continua domani...

Lorenzo Chiavetta
(
lorenzo8619@hotmail.it)

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permalink | inviato da Mister Lorenz il 18/4/2009 alle 11:10 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (6) | Versione per la stampa
DIARI
25 marzo 2009
Scusate il ritardo ma non preoccupatevi: "il boccone amaro" arriva oggi pomeriggio...







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permalink | inviato da Ros_ il 25/3/2009 alle 13:13 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa
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