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Tutto quello che non dovreste sapere
CULTURA
7 novembre 2009
Henry D. Thoreau - Walden o Vita nei boschi

 

“Andai nei boschi perché volevo vivere con saggezza e in profondità e succhiare tutto il midollo della vita, sbaragliare tutto ciò che non era vita, e non scoprire in punto di morte che non ero vissuto”
 
Forse molti conoscono già queste parole, citate nel film “L'attimo fuggente” (titolo originale: “dead poet society”). L'autore è Henry D. Thoreau, e sono un frammento del saggio-diario da lui scritto tra il 1845 e il 1847, anni vissuti a stretto contatto con la natura sulle rive del lago di Walden, a Concord, Massachusetts; qui costruisce una capanna nella quale vivrà per tutto il tempo lì trascorso. Ci si potrebbe chiedere come sia riuscito a resistere alla solitudine, agli allettanti richiami del 'mondo civilizzato', come abbia fatto a non annoiarsi... Ebbene, il suo tempo era pieno perché la sua mente era vuota, liberata da tutti gli inutili fardelli fisici e mentali che già stavano appesantendo la nascente borghesia americana del tempo.
Attraverso capitoli tematici, alcuni più pratici dedicati alla sopravvivenza e all'economia, e altri che toccano livelli filosofici e poetici, anche il lettore entra per un momento nella casetta di Walden, ed è continuamente punzecchiato da Thoreau, dalle sue considerazioni sull'effettiva utilità di tutto quello che ci circonda. Il suo pensiero si può riassumere con una parola: 'semplicità', che non è affatto sinonimo di banalità. Ci invita a riflettere sulle reali necessità fisiche dell'uomo (cibo, tetto, vestiario, calore), che non rinnega, infatti solo quando si avranno queste cose l'uomo potrà elevarsi spiritualmente, ma soprattutto potrà iniziare a sperimentare la vita. All'interno della società vi è un paradosso nascosto: le condizioni per ottenere libertà e indipendenza materiali (il denaro) sono le stesse che non ci rendono liberi (lavoro, quindi il denaro); ogni oggetto in più che noi possediamo ha un costo, la vita stessa, che subito o a lungo andare bisogna dare in cambio per ottenere quell'oggetto.
Perché sacrificare la vita al lavoro se poi per colpa di esso non si ha più il tempo di vivere, o perché ammalarsi per mettere da parte dei soldi per quando saremo ammalati?
Thoreau guarda molto avanti rispetto ai suoi contemporanei: vede nella vecchiaia dimenticanza e non esperienza,    l'umanità come un enorme potenziale intellettivo utilizzato solo in minima parte, e non esclude l'esistenza di altre creature viventi nel cosmo: “quali esseri lontani e differenti, contemporaneamente e dai vari luoghi di una medesima stella, contemplano l'universo!” si era già fatto osservatore della passività con cui gli uomini si rapportano alla tecnologia: “ora sono diventati strumenti dei loro strumenti”.
Emerge costante l'amore per la natura, l'obiettiva consapevolezza di farne parte, ché essa non è una cosa esterna agli uomini. E se all'inizio la solitudine è spiacevole, a breve scompare, quando si capisce che non è la presenza di altre persone a farci sentire meno soli. Ciò non significa rinnegare la piacevolezza della compagnia umana; Thoreau a Walden riceve visitatori e condivide con loro la vita, come lo fa con gli animali e gli alberi, che non hanno meno importanza.
Di questi e altri argomenti parla Henry Thoreau, e ogni riga è satura di spunti e descrizioni, più di un libro che possa aver scritto un viaggiatore nello stesso periodo di tempo. Anche Thoreau in effetti ha viaggiato, ma all'interno di se stesso, e nessun viaggio può essere più denso di questo.
 
 
“...così è la vecchiaia, dunque limitazione. Eppure vi sono tante cose che riempiono la mia vita: le piante, gli animali, le nuvole, il giorno e la notte, e l'eterno nell'uomo. Quanto più mi sono sentito incerto di me stesso, tanto più si è sviluppato in me un senso di affinità con tutte le cose” Carl G. Jung
 
                        
 
 Angelica Bezziccari
 
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permalink | inviato da Mister Lorenz il 7/11/2009 alle 15:42 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
diritti
25 settembre 2009
L'easy-aborto non piace alla Chiesa

Il parlamento italiano apre un’indagine sulla pillola Ru486, il cui nome completo è RU-38486. Si tratta di un ormone steroideo che permette l’aborto indotto chimicamente durante le prime settimane (sette per la precisione) di gestazione. Tecnicamente blocca lo sviluppo dell’embrione e, di conseguenza, causa il distacco e l'eliminazione della mucosa uterina.

Attualmente i Paesi in cui il farmaco è stato commercializzato sono: Gran Bretagna, Svezia, Svizzera, Israele, Belgio, Austria, Danimarca, Germania, Olanda, Spagna, Grecia e, a seguire, Norvegia, Russia, Ucraina, Usa, Finlandia, Lussemburgo, Tunisia nonché Sudafrica.

Ci si chiede come mai alle donne italiane non ne sia ancora stato concesso l’uso, visto che l’Aifa ossia l’ Associazione Italiana del farmaco ha già dato la sua autorizzazione affinché la pillola potesse essere commercializzata. Il parlamento italiano decide però di non fidarsi di un’ equipe di medici che ha, esso stesso, valutato e approvato, essendo l’Aifa sottoposta ad un regolamento fissato con un decreto ministeriale.

Andiamo allora ad indagare quali siano le cause di tanta diffidenza rispetto a questo farmaco. Consideriamo anzitutto che, in Italia, è già commercializzata la cosiddetta pillola del giorno dopo quindi se si volesse ipotizzare un dubbio di ordine morale ci si troverebbe in seria difficoltà. In quel caso andrebbe rimessa in discussione anche la legalità degli altri metodi di interruzione di gravidanza approvati precedentemente.

Essendo la pillola Ru486 utilizzata, nei Paesi prima elencati, da diversi anni si conosco già perfettamente pro e contro dell’uso della Ru486, non è un farmaco sperimentale su cui occorrano particolari precauzioni. Secondo le statistiche nell’80% dei casi l’aborto avviene nelle 24 ore successive all’assunzione della pillola, gli effetti collaterali sono febbre, dolori e nausee. Sono, comunque, sintomi che si manifestano durante un normale aborto ospedaliero, anche questo legale in Italia.

Mentre le indicazioni a favore della stessa sono numerose: non è necessario l’intervento chirurgico e, di conseguenza, neanche l’anestesia, sono ridotti i danni all’utero, le possibilità di rimanere sterili ed è praticabile in tutti quei casi in cui l’intervento chirurgico non sarebbe possibile.

A questo punto c’è solo una domanda da porsi: cos’ha di diverso l’Italia rispetto a tutti gli altri Paesi? E la risposta si fa chiara e palese: la presenza di uno Stato nello Stato, parlo chiaramente del Vaticano. Già, perché probabilmente ai nostri vescovi non fa particolarmente piacere pensare che l’aborto diventi un easy-aborto, che le donne possano praticare con facilità. Come se tutto dipendesse da una agevolazione del processo pratico, senza implicazioni morali, senza interrogativi di coscienza.

Per questo motivo in Italia si finisce per impedire legalmente ( o almeno questo stanno tentando di fare ) alle donne di abortire con meno sofferenza, perché il dolore le porterà a redimersi. Redimersi da un peccato. A mio parere, dovremmo imparare a guardare a cosa è buono per la nostra salute o per la nostra libertà di scelta, piuttosto che a cosa sia giusto per una religione. Questo non dovrebbe avvenire in uno Stato libero.

L’ufficio di presidenza della commissione Sanità del Senato decide di aprire un’indagine conoscitiva sul farmaco ed il Partito Democratico, ancora una volta, continua a guardare inerme un pezzetto di democrazia che se ne va, un pezzetto di diritti delle donne e di rispetto per la loro dignità che scompaiono nel nulla.

Deborha Tudisco


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permalink | inviato da Ros_ il 25/9/2009 alle 19:14 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (3) | Versione per la stampa
POLITICA
15 luglio 2009
Qualche domanda per Beppe Grillo

Riceviamo e pubblichiamo questa mail inviataci da Francesco.

Per quale ragione vuole candidarsi alle primarie del PD dopo aver dichiarato molteplici volte che non sarebbe MAI entrato in politica e men che meno in un partito già esistente?

La campagna a favore dello svecchiamento della politica come può avere luogo se Lei - che non è di certo un giovanotto - si candida? 

Come può candidarsi sostenendo l'iniziativa "Parlamento Pulito" ed essere nello stesso tempo condannato per omicidio colposo? O si limiterà alla semplice segreteria di partito senza successivamente  presentarsi come parlamentare?

 Che fine faranno le liste Cinque Stelle se Lei sarà a capo del PD e quindi dovrà sostenere tale partito?

In un partito incoerente e difficilmente mutabile - per ragioni che Lei ogni giorno ci ricorda - come il PD, pensa che il Programma a Cinque Stelle sia attualizzabile concretamente?

Francesco Pizzioli

(f.pizzioli@gmail.com)


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permalink | inviato da Mister Lorenz il 15/7/2009 alle 17:45 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (6) | Versione per la stampa
POLITICA
2 luglio 2009
Bordello Italia

Riceviamo e pubblichiamo un articolo inviatoci da Angelica, una nostra fan che ci segue da San Marino.

“Ahi serva Italia, di dolore ostello,nave senza nocchiere in gran tempesta,non donna di province, ma bordello!”Dante, Canto VI, vv. 76-78

L'Italia è un bordello, lo è sempre stata. In tutti i sensi. Già il saggio Dante più di 700 anni fa lo gridava, e da allora poco è cambiato. La penisola italiana è stata continuamente divisa, venduta, scambiata, smembrata, sia a livello territoriale che politico, ma alla maggior parte degli italiani poco importa: “Francia o Spagna purché se magna”. L'importante è conservare lo status quo o meglio innalzarlo, con metodi leciti o meno.

In questi giorni di fronte alla tragedia di Viareggio non si sente più parlare del bordello personale di Papi Berlusconi e dei relativi dibattiti. I media -sfortunatamente- hanno trovato qualcosa di più importante di cui parlare, e di conseguenza anche il pubblico, che come una pecorella bruca e fagocita solo i temi che gli vengono piazzati davanti al muso. Pare tuttavia che ci sia uno zoccolo duro di italiani e italiane che il presidente del consiglio lo contestano eccome: a Viareggio è stato accolto da epiteti quali “buffone” e “vigliacco”. Questo gruppo sembra in aumento, visto il calo di popolarità di Papi...o sarà solo una delle trendenze dell' estate?
 
Fino a due giorni fa le storie di Noemi, Patrizia e Topolanek (ex primo ministro della Repubblica Ceca che scorrazzava nudo nella villa di Papi) erano le uniche di cui venivano riempite le bocche dei cittadini. Un clima di indignazione morale o curiosità morbosa aleggiava nel paese famoso in tutto il mondo per le corna e per i costumi boccacceschi. E va da sé che i giornali, anche i più seri, si nutrono e gozzovigliano in mezzo a queste notizie, che sono certamente comportamenti gravi per un capo di Stato, ma sono solo l'ultima ed estrema conseguenza di un percorso “politico” fatto di illeciti e soprusi nei confronti dei cittadini, per soddisfare i propri interessi personali e non quelli della nazione. Si grida che il re è nudo, nel vero senso del termine. E allora? Ce ne siamo davvero accorti adesso? Non certo qualcosa di cui stupirsi o di cui gridare allo scandalo,tant'è che non è nemmeno la prima volta che vengono fotografate ragazze nelle ville di Papi; ma la gogna mediatica è quello che è, preferisce il clamore alle inchieste silenziose, le foto di nudi a quelle dei verbali dei processi. Il giornalista Marco Travaglio ha dichiarato recentemente: “Chi pensava, anzi sperava, che i talloni d'Achille di Al Tappone (Berlusconi, N.d.A.) fossero la mafia, le tangenti, i fondi neri, i conflitti d'interessi, aveva sopravvalutato l'Italia e gli italiani”. Cinico realismo incontestabile. Pare che l'Italia tutta sia ormai l'incarnazione di uno di quei cosiddetti “uomini d'onore” che ai valori della famiglia e della religione danno (in apparenza) grande importanza, ma a quelli della giustizia molta meno... C'è chi dice che lo scandalo di villa Grazioli sia un fatto gravissimo, anche perché le donne che allietano le serate nella lussuosa dimora potrebbero essere spie, potrebbero avvalersi di ricatti, o potrebbe farlo chi in possesso di foto scottanti. Forse è stato fatto, forse no. Ma è questo il problema più grave? E soprattutto, è cambiato qualcosa alla luce di questi avvenimenti? Magari... La questione verrà messa sotto silenzio e pochi se ne ricorderanno ancora, anzi, ce ne siamo già tutti dimenticati, da fatto che sembrava dovesse far crollare il governo e il premier stesso.
Ora si vanno le inchieste sulle ferrovie, sui treni, come al solito dopo le tragedie, a fatti avvenuti. Stampa italiana docet.
 
E per finire, parliamo delle donne. Tutti a puntare il dito contro Berlusconi e contro il suo uso strumentale del corpo femminile. Nessuno ha tenuto conto, sottolineato, che queste signorine sono ben liete e consenzienti di condurre tale vita, e oggi più che un tempo molte (le cosiddette escort di lusso) non si vendono più per avere di che mangiare, ma per pura bramosia di denaro, per avere un posto in tv, o magari anche al parlamento europeo -tantovale puntare alto-. Anche e soprattutto questa è l'Italia, e queste le sue figlie che ha allevato in grembo.
La situazione italiana, a voler essere ottimisti, è nero petrolio. L'eterno ritorno della storia pare affliggerci, come un'onda che sbatte continuamente sullo stesso scoglio; è sufficiente leggere uno scritto di quasiasi autore che si sia interessato della società italiana, da Dante a Pasolini, per scoprire con sconforto che le loro parole sembrano scritte oggi. L'unica speranza che abbiamo è un nuovo Risorgimento, uno di quei rari momenti di risveglio delle coscienze che porta gli italiani (non tutti ovviamente, sarebbe chiedere troppo) a combattere, a dare il sangue, fisico ma soprattutto morale per una terra che da troppi secoli è stata sbatacchiata qua e là. Altrimenti l'alternativa al bordello è un'altra e unica: un ordine imposto. Una dittatura, che come insegna la storia segue sempre al caos e al vuoto di potere.
 

Angelica Bezziccari

(angelica_1987@hotmail.it)

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POLITICA
14 giugno 2009
Una newsletter contro la Lega Nord

Pubblichiamo un articolo inviatoci qualche giorno fa da Paolo Bartolini da Montegiardino (RSM)

Tempo fa un gruppo di Facebook mi mandò una newsletter di quelle "informative" che mi ha spinto ad esporre un giudizio.
mi limito in questa sede a riportare il post che ho lasciato nella pagina del gruppo che me l'ha mandata che contiene sia la newsletter stessa sia, di seguito, la mia successiva, "necessaria riflessione".
buona lettura.

***

Ricordate le 227 persone "soccorse" nel canale di Sicilia e riaccompagnate a Tripoli? [di Saverio Tommasi]

Maroni ha esultato: "Evviva!"

Maroni ha detto: "Un successo!"

Maroni ha dichiarato: "Risultato storico!"

I militari delle motovedette italiane che hanno riportato in Libia i migranti hanno dichiarato:

"È l'ordine più infame che abbia mai eseguito. Non ci ho dormito, al solo pensiero di quei disgraziati".

"Dopo aver capito di essere stati riportati in Libia ci urlavano: Fratelli italiani aiutateci, non ci abbandonate".

"Molti stavano male, alcuni avevano delle gravi ustioni, le donne incinte erano quelle che ci preoccupavano di più, ma non potevamo fare nulla, gli ordini erano quelli e li abbiamo eseguiti".

"Quando li abbiamo presi a bordo dai tre barconi ci hanno ringraziato per averli salvati. In quel momento, sapendo che dovevamo respingerli, il cuore mi è diventato piccolo piccolo. Non potevo dirgli che li stavamo portando di nuovo nell'inferno dal quale erano scappatati a rischio della vita".

"Nessuno di loro lo aveva capito, ci chiedevano come mai impiegavamo tanto tempo per arrivare a Lampedusa, rispondevamo dicendo bugie, rassicurandoli".

"Erano stanchi, avevano navigato con i barconi per cinque giorni, senza cibo e senza acqua. Non hanno avuto la forza di ribellarsi, piangevano, le donne si stringevano i loro figli al petto e dai loro occhi uscivano lacrime di disperazione"

***

ora, io rimango abbastanza dell'idea che la lega nord non sia proprio un partito politico. però c'è anche da dire che questo tanto declamato fenomeno dell'immigrazione non è affatto preso in considerazione come meriterebbe.
c'è una domanda che nessuno si pone, ma che probabilmente si risponde da sola, ed è: ma da dove scappano questi immigrati? si risponde da sola perchè evidentemente scappano da un paese con una storia e una civiltà incapace di dar loro garanzie per il futuro, e ok, ma l'altra domanda che secondo me viene trascurata e che invece non è scontata è: perchè un paese come l'italia che già a fatica riesce a dare garanzie al suo stesso popolo dovrebbe darne anche a chi viene qui abusivamente?
senz'altro l'espulsione, i cpt e i pacchetti sicurezza che stanno venendo fuori ora non risolvono la situazione, però io credo che cosa buona sarebbe che si aiutasse un paese ad avere più coscienza e più responsabilità a tutelare i propri cittadini invece che far sì che emigrino in modi anche disumani, magari per venire rispediti al mittente o per abitare nei campi nomadi se va bene.
siamo in un contesto di elezioni europee: perchè non iniziamo a chiedere a questa gente che si vuole candidare di darci delle garanzie perchè ci siano degli accordi internazionali o che diamine perchè questa gente possa vivere nel proprio paese invece di prendere delle manganellate da un popolo che non sa minimamente come deve comportarsi nei loro confronti?
mi rendo conto di parlare da ignorante in questo senso, non so come vadano effettivamente le cose in libia o in maghreb o dove altro, però ci sono troppe domande alle quali nessuno risponde, forse perchè nessuno se le sta ponendo.
spero di non dare così l'idea di essere un leghista anch'io, ma secondo me questa sarebbe la scelta migliore.

Paolo Bartolini

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politica estera
9 maggio 2009
San Marino terra di libertà?
 A cosa serve San Marino? Si parlerà di questo nella puntata di Report che andrà in onda su raitre il 10 maggio alle 21.30
La Repubblica di San Marino è uno stato sovrano e indipendente che si trova all'interno dei confini italiani e ha un' estensione territoriale di 61,5 km² popolati da 30.926 abitanti. Ai confini del paese ci sono dei cartelli che danno il benvenuto nell' “antica terra della libertà". E infatti è così: segreto bancario, società anonime, agevolazioni fiscali sono alcune delle pecularità di questo piccolo stato.

Qualche dato: 6mila imprese, in maggioranza italiani trasferiti qui per godere dei vantaggi del sistema fiscale. Le banche sammarinesi nel 2001 raccoglievano 9 miliardi di euro l'anno, nel 2007 14 miliardi. Se dividiamo 14 miliardi per i 31 mila abitanti scopriamo che nel 2007 ogni sammarinese ha versato 450 mila euro in una sua banca. E se non è andata così, come è ovvio, vuol dire che molti italiani preferiscono portare qui i loro soldi. Perché? Una preliminare risposta ci è fornita dall'ultimo di una serie di scandali finanziari in terra sammarinese. Il 3 maggio sono stati arrestati, su mandato della Procura della Repubblica di Forlì, i vertici della Cassa di Risparmio di San Marino (Carisp), lo storico istituto di credito del paese: il presidente, Gilberto Ghiotti; il direttore, Luca Simoni, e l’amministratore, Mario Fantini, a cui sono stati concessi gli arresti domiciliari. Ordinanze di custodia cautelare che hanno interessato anche il direttore di Carifin S.A., Gianluca Ghini e il Vice Presidente del Gruppo Delta, Paola Stanzani.

L'operazione, in corso in Emilia Romagna e Lazio, ha visto perquisizioni in 16 banche, tra le quali una a Roma. 40 le persone iscritte nel registro degli indagati. L’accusa è quella di aver “messo in piedi” un sodalizio criminoso dedito ad illegali attività finanziarie, bancarie e di raccolta del risparmio, tra le quali il riciclaggio di denaro con San Marino, per diversi milioni di euro. Secondo gli inquirenti avrebbero riciclato ingenti capitali accumulati dal ricavo della negoziazione di assegni bancari e circolari transitati nel conto corrente della medesima banca. Si contesta alla Cassa di Risparmio di aver svolto attività bancarie sul territorio italiano senza esserne autorizzata, sfruttando la sua influenza dominante su un gruppo bancario italiano.
Il sessanta per cento degli assegni scoperti dagli investigatori antiriciclaggio tra Italia e San Marino arriva da banche di Campania e Puglia. Per questo il capo della procura, Manfredi Luongo, ha parlato di "denaro di possibile provenienza mafiosa". E quasi certamente anche il tema dell’eventuale targa mafiosa ipotizzata dal procuratore Luongo, e formalizzata poco dopo con la spedizione degli atti d’indagine alla Direzione e alla Procura distrettuale antimafia, è emerso nei primi due interrogatori di garanzia.

La politica sammarinese pare non essere troppo sconvolta: si dice "solidale con i vertici della Carisp" (Democratici di centro) e parla di "attacco alla sovranità della Repubblica" (Noi Sammarinesi); la Banca di Risparmio  ribadisce l’assoluta convinzione dell’estraneità alle imputazioni mosse ai propri dirigenti, verso i quali è “immutata la stima e la più alta considerazione”.
Intanto, gira nell'aria una certa preoccupazione per la presenza delle telecamere di Report in territorio: forse si teme una replica della discussa e contestata inchiesta di Annozero del novembre 2006 su San Marino e Rimini riguardo all'evasione fiscale.

Da poco la Freedom House ha pubblicato i risultati sulla libertà si stampa nel mondo. L'Italia -al 73esimo posto- è stato dichiarata una nazione "parzialmente libera", San Marino invece sembra continuare a godersi la libertà del suo 22esimo posto. E' proprio così? Forse occorrerebbero analisi più approfondite, visto il timore e la paura con cui i giornalisti vengono accolti in questo "paese libero".

                                                                                            Angelica Bezziccari
                                                                                            angelica_1987@hotmail.it

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letteratura
19 marzo 2009
TAPINAMBOUR - e una tribù perduta di Israele- Recensione





Tapinambour” gioca, a volte s’inginocchia a volte vola alto su fatti che da buffi passano a drammatici, mischiando livelli che da futilmente individuali si sfumano fino a diventare globali, addirittura storici. Si vogliono fondere in questo romanzo eventi, pensieri e soprattutto persone che solo ad una lettura superficiale non hanno nulla da raccontarsi. Invece spesso, come si può verificare quotidianamente, la spiegazione alla caviglia slogata non è l’escremento lasciato da un cane sul marciapiede che si stava percorrendo, ma lo starnuto di una fanciulla che si era addormentata all’ombra del grande sasso. Insomma man mano che l’intreccio si complica, tra momenti di diffidenza ed altri di autentica passione, sembrano mettersi a fuoco tutte le fotografie, anche quelle prese da più distante.
I protagonisti sono i Rom, la città di Torino ed un paio di ragazzi, Marcella e Giacomo, che con poche cose in comune scoprono aspetti che appagheranno la curiosità di chiunque vorrà avvicinarsi al romanzo.

Francesco Rocca
roccafrance@libero.it



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