
“Ci hanno insegnato la meraviglia verso la gente che ruba il
pane, ora sappiamo che è un delitto il non rubare quando si ha fame”. Scriveva
questo Fabrizio De Andrè negli anni ‘70 in Storia di un impiegato.
Il nuovo “mostro” si chiama questa volta Salvatore Scognamiglio, 40 anni, che qualche
giorno fa, a Napoli, ha rubato un pacco di biscotti del valore di 1,29 euro.
Purtroppo per lui, due agenti della sorveglianza si sono
accorti del reato e lo hanno consegnato ai carabinieri: la legge deve avere il
suo corso, è normale.
Davanti ai carabinieri, Scognamiglio sembra essersi
giustificato così: “Mi vergogno, avevo fame...”; tuttavia è stato riconosciuto
responsabile di rapina impropria. La nuova legge Cirielli, che prevede un giro
di vite per i recidivi (Salvatore aveva già commesso reati simili), impone di
non poter applicare attenuanti generiche o per danno lieve; dunque, questo
delinquente, ha avuto una condanna a tre anni di carcere.
La notizia è passata in
sordina, non tutti i quotidiani hanno pubblicato questa vittoria della
giustizia sul male.
“Mi vergogno, avevo fame”: da un lato, il senso civico ed l’educazione
che ci è stata data ci fa pensare subito che rubare è, e resta, reato. Tuttavia
questa notizia fa viaggiare l’immaginazione, ed attraverso questo viaggio
possiamo provare a spiegare come un uomo rinunci alla propria dignità per fame.
Per il primo e veramente uguale bisogno che ci accomuna tutti: neri, bianchi,
ricchi, poveri, stupidi, geni.
Sembra vederli gli addetti
alla sicurezza: un pacco di wafer può semplicemente essere nuovamente riposto
nello scaffale, Salvatore sarebbe potuto essere allontanato, magari dicendogli
di non farsi vedere più. Ma è la sicurezza gente: via, dai carabinieri.
Anche i carabinieri sembra di
vederli: uno di loro, voglia di carriera e fede nella legalità, interroga a
fari puntati Salvatore, l’altro batte a macchina l’assurdo motivo del delitto:
avevo fame. Che motivo è? La fame è
incomprensibile a chi non l’ha mai avuta, e poi Salvatore aveva commesso reati
simili: è un recidivo, un ladro, delinquente, un pericolo per la sicurezza, per
l’incolumità, per il quieto vivere.
Processo immediato. La legge
è uguale per tutti, il reato di furto è uguale per tutti, gli anni di carcere
da scontare sono proporzionali al reato commesso per tutti. Le condanne a volte
non sono per tutti: se dichiari che il motivo per cui hai rubato è stato per
fame, sei spacciato. Se dichiari altri motivi, o ti avvali della facoltà di non
rispondere, hai qualche speranza di salvarti.
Rosario Di Raimondo
(rosariodiraimondo@yahoo.it)